Quando la democrazia si arrende alle Borse

La politica esce a mani alzate dal Parlamento e si consegna alla Si­gnoria del Mercato. La democrazia si è arresa alla borsa

La politica esce a mani alzate dal Parlamento e si consegna alla Signoria del Mercato. La democrazia si è arresa alla borsa. Il Popolo Sovrano, tramite i suoi rappresentanti, abdica e lascia il regno nelle mani dei tecnici eurocrati. E la cosa più triste è che la sottomissione dell’Italia,della sua so­vranità nazionale, popolare e demo­cratica allo spread ci sembra logica, naturale, inevitabile, indiscutibile.

È inutile menarsela, la democrazia si è arresa e la politica finisce con lei. In giro non lo dicono, anzi ieri il pitto­res­co Galli della Loggia è arrivato a so­stenere che ha vinto la politica. Ma co­me, professor Ernesto, la politica alza bandiera bianca, si arrende a una so­luzione tecnica, si ritira sui Monti, e sarebbe la rivincita della politica? Di­te piuttosto che la politica tutta ha fal­lito, dite che si è mostrata inadeguata e ha tradito gli elettori. Dite questo semmai, ma per favore non racconta­teci che la resa della politica all’eco­nomia sia una vittoria della stessa po­litica.

Qui non perde solo Berlusconi e non cade solo un governo, decade il valore della democrazia e il verdetto delle urne. Pensate che Parlamento uscì dal voto, con che maggioranza, e pensate cos’è oggi. Una sconfitta del­la politica, per tutti. Ma non solo: la po­litica si è mostrata incapace di gestire pure il vuoto che ha propiziato, non ha proposto programmi alternativi e spaventata dal tracollo dell’econo­mia, ha invocato il Tennico. Una de­mocrazia commissariata, anche se i nuovi Generali non vengono dalla Scuola di guerra ma dalla Bocconi.