Quando le diplomazie Ue pensarono di chiudere le Borse per tre giorni

L’ipotesi è girata dopo la prima bocciatura del piano Usa La contrarietà di Berlusconi: «Avrebbe creato più allarme»

da Roma

A ridosso della prima bocciatura del piano Paulson da parte del Congresso americano, l’ipotesi era iniziata a circolare tra gli addetti ai lavori dei mercati finanziari: sospendere le contrattazioni per 72 ore, magari solo in Europa. Insomma, chiudere le Borse per tre giorni e far «decantare» quella che il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, non ha esitato a definire «la peggiore crisi dal dopoguerra».
Una possibilità non troppo teorica se la questione, ha raccontato in questi giorni Silvio Berlusconi in più d’una conversazione privata, è stata affrontata anche dalle diplomazie europee che nelle ultime ore hanno tenuto contatti strettissimi per far fronte alla tempesta finanziaria arrivata da Oltreoceano. Sul punto, però, il presidente del Consiglio non ha avuto mai alcun dubbio, perché una decisione simile - è stato il suo ragionamento - non farebbe altro che creare ancora più allarmismo.
D’altra parte, passati al vaglio i dossier di Banca d’Italia e Consob, il Cavaliere resta convinto della solidità e della liquidità del sistema bancario italiano. Una considerazione, questa, su cui è tornato anche ieri mattina durante il Consiglio dei ministri. L’Italia, ha ripetuto, «non corre il rischio di trovarsi nella situazione degli Stati Uniti», né sul «versante bancario» né su «quello finanziario». Il nostro sistema, insomma, è «in grado di tenere» e bisogna «evitare ogni eventuale forma di panico». È chiaro, però, che una strada comune europea per far fronte alla crisi va individuata al più presto. E questo cercheranno di fare oggi a Parigi i primi ministri del G4, i Paesi europei che partecipano al G8. Una riunione straordinaria che già nella formula abbastanza insolita denuncia la gravità della situazione.
All’Eliseo ci sarà il padrone di casa Nicolas Sarkozy, insieme a Berlusconi, Angela Merkel e Gordon Brown. Con loro Trichet e il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Obiettivo del Cavaliere è quello di portare a casa «un’intesa politica» per evitare che le Borse europee vengano colpite dagli speculatori. Berlusconi, infatti, resta convinto che il giro in ottovolante di Unicredit e degli altri istituti bancari sia il risultato di un vero e proprio «attacco» dei raider. Per il resto, a differenza di molti altri Paesi «le nostre non sono banche finanziarie ma operano sul territorio con migliaia di sportelli». Insomma, «sono solide». E anche sul fronte mutui il premier sembra confortato: «A chi investe per una casa qui si concede al massimo il 50-60%, il numero dei mutui è il più basso che in altri Paesi e gli immobili italiani non hanno subito flessioni di prezzo». L’unico «vero rischio», fa presente un ministro del Pdl, «lo corrono i Comuni che più di tutti si sono buttati sui derivati, prodotti finanziari sofisticati ma ad alto rischio».
Sul tavolo del G4 di Parigi c’è anche l’ipotesi di creare un fondo comune di 300 miliardi di euro da utilizzare nel caso di fallimento di una o più banche europee. Una soluzione prima lanciata e poi smentita dall’Eliseo su cui Berlino non è affatto d’accordo. Polemica, questa, da cui Palazzo Chigi si è tenuto distante, tanto che giovedì Berlusconi ha voluto evitare ogni commento in proposito: «Sabato vedremo».