QUANDO LA DOMENICA NON ERA BESTIALE

Non è mai giusto rimpiangere il passato e tantomeno mitizzare la cosiddetta «tivù di una volta», che aveva senz'altro più decoro di quella attuale ma era anche molto più povera di offerta, di contenuti diversificati. Però ci sarebbe un valido motivo, ogni settimana, per rimpiangerla: basta vedere come si sono ridotti i pomeriggi domenicali sulle principali reti generaliste Rai 1 e Canale 5. La rissa tra titani Zequila-Pappalardo è solo l'ultimo esempio, l'ultimo caso giustamente stigmatizzato soprattutto per l'ipocrisia, tipicamente televisiva, di fomentare dapprima i contrasti accesi tra gli ospiti e poi fingere di pentirsi per il caos combinato. Ma il problema delle nostre domeniche televisive va al di là degli episodi specifici, è il frutto di una deprimente crisi di dignità professionale oltreché di creatività, e fa sì che proprio di domenica pomeriggio, chissà perché, si concentri la più alta percentuale di tivù insulsa che sia dato vedere sui nostri schermi, in una gara continua a chi dà il peggio di sé fra gli ospiti della Venier e quelli di Costanzo, tra l'arena chiassosa di Giletti e le tavolate dei parvenu di Buona domenica che fanno rimpiangere persino il cangurotto di Massimo Lopez, il che è tutto dire. Chissà quale malintesa idea di come sia fatto il pubblico televisivo della domenica pomeriggio spinga autori e conduttori ad avere un così basso rispetto dell'intelligenza e dei desideri di chi si mette davanti al video sperando di trovarsi di fronte a contenitori perlomeno dignitosi e imbattendosi invece in una caciara che rende sostanzialmente identica per molte ore l'offerta domenicale del servizio pubblico di Raiuno con quella commerciale di Canale 5. Questa idea così avvilente dell'uso televisivo della domenica è peraltro un parto degli ultimi tempi, perché fino a non molti anni fa il pomeriggio festivo era l'occasione per stimolare il meglio della sperimentazione e dell'intrattenimento spiazzante. Tanto per ricordare alcuni esempi fu proprio nella domenica pomeriggio che si diede coraggiosamente spazio all'umorismo surreale di Cochi e Renato in Quelli della domenica e successivamente in È domenica, ma senza impegno. Sempre di domenica venne lanciato in tivù un nuovo tipo di comicità grazie al prof. Kranz di Paolo Villaggio, e poi si diede corso a spazi innovativi come il Va' pensiero di Andrea Barbato, e si inventarono trasmissioni ancora oggi rimpiante come L'altra domenica con Renzo Arbore e Roberto Benigni, che proprio da lì acquistò grande popolarità, per non parlare della stessa Domenica In condotta da Pippo Baudo che si permetteva il lusso di ospitare segmenti di teatro, letteratura e poesia. Prima che prendessero piede le Domeniche Bestiali di oggi.