Quando era Cecoslovacchia riuscivamo sempre a vincere

Ma dopo la scissione, la nazionale ceca è diventata un tabù per gli azzurri, eliminati agli europei ’96

Elia Pagnoni

C’era una volta Italia-Cecoslovacchia, 72 anni e una scissione fa. Settantadue anni sono quelli che ci separano dalla seconda edizione dei campionati mondiali, la scissione è quella che nel 1993 ha separato i cechi dagli slovacchi dando vita all’attuale Repubblica Ceca. La storia dei confronti con i cechi ci riporta inevitabilmente al nostro primo grande trionfo mondiale, la finale vinta a Roma, stadio del Partito Nazionale Fascista, il 10 giugno del 1934, 2-1 per gli azzurri ma solamente ai supplementari, dopo che l’ala sinistra Puc aveva spaventato tutti portando in vantaggio i boemi a venti minuti dalla fine. Sotto gli occhi di Mussolini e dei principi di Casa Savoia, non ancora alle prese con i guai giudiziari, ci pensa però Raimundo Orsi a trovare il gol del pareggio all’80’. Si va dunque ai supplementari con Meazza in condizioni precarie e Schiavio messo anche peggio. Allo scadere dei primi quindici minuti però un altro dei nostri oriundi, Enrique Guaita, idolo di casa, si invola sulla destra e mette al centro dove Angelino Schiavio trova la forza per mettere dentro il gol-vittoria.
Per l’Italia di Vittorio Pozzo è la prima consacrazione mondiale, mentre la Cecoslovacchia si mangia le mani per l’occasione mancata e per i tre pali colpiti nel corso della finale. È la Cecoslovacchia del leggendario Planicka, uno dei portieri più grandi della storia, ed è la migliore espressione del calcio che ai tempi si diceva danubiano: le sue squadre di punta, Sparta e Slavia, dominano nella Mitropa Cup che è la Champions degli anni Trenta.
Ritroveremo i cecoslovacchi sulla nostra strada ai mondiali del ’90: nella prima fase ci giochiamo con loro il primato del girone, un po’ come avverrà domani. Noi arriviamo da due vittorie di misura su Usa e Austria, loro hanno travolto gli americani 5-1. Ma nello scontro diretto finalmente l’Italia di Vicini cambia il passo con i gol di Schillaci e Roby Baggio che accendono proprio contro i cechi le loro notti magiche. In particolare Baggio raddoppia con un gol da cineteca.
Ma se ai mondiali la Cecoslovacchia ci ha sempre portato bene, altrettanto non si può dire per gli europei: contro i boemi perdiamo ai rigori a oltranza la finale per il terzo posto agli europei dell’80 con Collovati che sbaglia il nono tiro azzurro dal dischetto, mentre i cechi non ne sprecano uno.
Tre anni dopo, i cecoslovacchi ci battono addirittura nel girone di qualificazione (2-0 a Praga con una doppietta di Rada), ma soprattutto la nuova Repubblica Ceca (a proposito, da quando si è separata dalla Slovacchia non l’abbiamo mai battuta: 2 sconfitte e un pari) ci ricorda la doccia fredda degli europei del ’96 quando l’Italia di Sacchi viene buttata fuori al primo turno proprio dai gol di Nedved e Bejbl che rendono inutile quello di Chiesa. Insomma, un rivale che ci ha dato delle gioie ma che abbiamo sempre storicamente sofferto.