Quando eravamo orfani

Tu sei il mio Stato-madre, io ti voglio bene, e tu vuoi bene a me, hai attraversato indenne il secolo dei totalitarismi e ora cerchi una via mediana tra lo statalismo e il Far West, ci hai tolto qualche libertà ma ci hai dato un po’ di sicurezza, e ci hai resi igienisti, hai messo tappi complicati ai medicinali, hai detto ai bambini di non bere dalla canna del giardino, di non bere l’aranciata dalla stessa bottiglia, di non viaggiare nel cassone posteriore di una pickup come facevamo noi, hai dato loro il telefonino per evitare che all’imbrunire tornassero pieni di croste come eravamo noi, hai proibito loro di giocare con gli insetti e di tagliare la coda alle lucertole, hai dato loro la Playstation e li hai chiusi in casa dove un tempo erano i disadattati, e ci hai dato le cinture di sicurezza, gli airbag, la revisione, le marmitte catalitiche, le domeniche a piedi, la patente a punti, gli autovelox, le telecamere, adesso una diavoleria elettronica che segue le macchine da sotto l’asfalto, e le patenti per i motorini, il casco obbligatorio, gli zainetti leggeri, la palestra, le diete, basta merendine, basta grassi, basta carboidrati, basta fritti, basta alcolici, basta fiorentina, basta pollo, basta canne, basta sigarette, basta fumo passivo, basta caffè, basta discoteca sino a tardi: perché sei il mio Stato-madre, io ti voglio bene, e tu vuoi bene a me. Regalo di Natale: potresti volermene un po’ meno?