Quando eravamo romantici e vestivamo di tulle e taffetà

Tuniche di tulle con scollature generose, vesti quasi trasparenti o comunque succinte, in bianco, color pastello, rosa pallido, ma soprattutto leggere, con il caldo e con il freddo. E poi, passando dal neoclassico al pieno ottocento, non più veli ma crinoline, con abiti più impegnativi e soprattutto coprenti, in taffettà, velluto, stoffe stampate. Per donne meno frivole e più casalinghe. Mezzo secolo di moda, che cambia, dietro al costume sociale, in primis al ruolo femminile. Tutto questo è contenuto e documentato da un ampio corredo fotografico nel volume «Moda neoclassica romantica in Liguria» di Carla Cavelli Traverso - Servizio Programmi Culturali e Spettacolo della Regione Liguria (edizioni Umberto Allemandi &C, 22 euro), un viaggio affascinante nella storia del costume e della moda tra la fine del Settecento e la prima metà dell'Ottocento. Epoca effervescente, che esce della rivoluzione francese e che si avvia al liberismo, con tutto ciò che ne consegue nella vita politica, ma anche, naturalmente, in quella culturale, nei costumi, e non da ultimo, nella moda: una evoluzione del gusto che investe non più soltanto l'aristocrazia, anzi soprattutto la nuova classe borghese, ormai emancipata, ambiziosa e attenta alle novità dello stile e del gusto. Nonostante il congresso di Vienna del 1815 abbia messo dei paletti, soprattutto al ruolo della donna. «La donna all'epoca della rivoluzione francese scendeva sulle barricate - precisa Carla Traverso - disinibita, scoperta, faceva un uso disinvolto del proprio corpo. Poi già con Napoleone e in maniera più importante con la restaurazione, la donna venne confinata all'interno della casa, con le ovvie ripercussioni sulla moda».
Fonte del testo, gli articoli di moda usciti sulla stampa ligure, giornali e riviste, sulle prime di derivazione francese, poi sempre più «autonome». Le prime notizie del genere in Liguria - con cenni ai tessuti, alle stoffe, agli accessori - appaiono negli «Avvisi», un settimanale edito da Felice Repetto in Canneto nel 1777 con uscita il sabato e sopravvissuto fino agli ultimi anni del Settecento.
Ma è soprattutto la «Gazzetta Nazionale Genovese», poi divenuta nel 1805 «Gazzetta di Genova» ad offrire, nella sezione «Varietà», una divulgazione sistematica dei nuovi dettami della moda, anticipando le riviste specializzate. E a proposito di specializzazioni, è curioso scoprire che furono proprio questi giornali di moda a rappresentare il trampolino di lancio per il gentil sesso, con un aumento delle «penne rosa» - il giornalismo femminile - che in questo campo trovavano meno concorrenza con i colleghi uomini. «Un volume che aiuta a conoscere e a valorizzare un bene culturale - scrive nell'introduzione al testo l'assessore Angelo Berlangieri - e che analizza non solo i modelli di abbigliamento in un cruciale momento di passaggio, ma anche l'immagine che si voleva offrire: l'abito ha infatti una funzione di messaggio politico, culturale, sociale, funzione che si rileva anche dai numerosi dipinti, sculture, disegni e incisioni che conserviamo nei nostri musei».