Quando esultavano: la repressione è di sinistra

da Milano

«Si muove Veltroni, arriva il decreto espulsioni». Il 2 novembre il titolone dell’Unità era in rima. Baciata.
«È necessario assumere iniziative straordinarie e d’urgenza: il pacchetto sicurezza va benissimo ma si tratta di disegni di legge». Così, con queste parole pronunciate da un Walter Veltroni alla Rudy Giuliani la sera prima in un’accorata conferenza stampa, è nata la «svolta» della sinistra sulla sicurezza. Dopo l’atroce agguato a Giovanna Reggiani, Romano Prodi si è visto costretto a convocare un Consiglio dei ministri straordinario per varare un decreto legge. E improvvisamente, come scrive Il Messaggero, «la parola repressione non viene più pronunciata sottovoce o di nascosto». E via al dibattito, cronisti a spulciare l’agenda a caccia di pareri autorevoli. Un Caldarola, che so, per spiegare che «il ricco non ha il problema della sicurezza, ci pensano i suoi body guard, il problema ce l’hanno i poveri». O un Vendola che ammonisce la sinistra refrattaria al nuovo corso: «Non basta denunciare la deriva securitaria».
E che entusiasmo, che corale soddisfazione per questo decreto. «Decisione saggia e necessaria»: definizione di Anna Finocchiaro. E Sergio Cofferati: «È la fine del lassismo». E lo stesso Prodi: «Si vince con regole e fermezza». Rutelli con variazione sul tema: «Rigore e severità». Il viceministro Marco Minniti: «Fermezza ma anche diritto e democrazia». Ma anche. E il finora ignoto senatore rifondarolo Milziade Caprili: «La gente è stanca dei rom, parola di comunista». E l’immaginifico Giuliano Amato: «Dobbiamo impedire che questa tigre terribile, che è la rabbia xenofoba, la bestia razzista, esca dalla gabbia...». E Veltroni, in una tormentata intervista a Repubblica: «La sinistra deve capire le paure della gente». E D’Alema, serafico come un premier consumato: «Il decreto del governo era necessario per governare meglio la sicurezza dei cittadini italiani».
Prefetti mobilitati e quotidiana ansiosa attesa per le espulsioni. Circolare del Viminale: «Controlli sistematici e continuità nell’azione di monitoraggio dei soggetti comunitari da allontanare». Gian Valerio Lombardi, prefetto di Milano: «Potrebbero essere eseguibili quattro o cinque provvedimenti già entro oggi. E poi ce ne saranno altri». «Via i primi cinquemila» solo il primo giorno. Oggi si scopre - dati del Viminale - che «sono 408 le persone espulse grazie al decreto Amato». Cose così.
Già, ma l’Unione ce la farà ad approvare il decreto in Parlamento? E Prodi: «Maggioranza compattissima». Era il 1° novembre. Poi la norma sull’omofobia, lo strappo coi cattolici, il pasticcio nel riferimento ai trattati Ue, le polemiche e l’harakiri finale.
Ma che qualcosa non funzionasse, facendosi largo nella cortina fumogena della retorica, si poteva intuire. Spiegava il senatore della Sinistra democratica Cesare Salvi: «Un decreto nato male che speriamo finisca bene».
È finito peggio.
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it