Quando Fantozzi diventò Bompazzi

DI CHE SEGNO SEI? (Italia, 1975) di Sergio Corbucci con P. Villaggio, R. Pozzetto, A. Celentano, M. Melato, A. Sordi - 130".

«Posso parlarle con franchezza?… lei sta diventando donna», afferma sicuro il medico. «Non ho capito bene l'ultima parola» risponde esterrefatto Paolo Villaggio. In un battaglione di soggettisti e sceneggiatori (ben nove autori, e tra essi il regista) nessuno riesce ad andare oltre il riciclo di… Fantozzi.
Il protagonista del primo ed unico episodio «genovese» dei quattro del film non si chiama infatti Fantozzi ma… Bompazzi, non fa l'impiegato ma il pilota di navi. La «sostanza» è la stessa: davanti all'edicola di Largo Zecca il marinaio facsimile si incastra persino le dita nella portiera della macchina. Siamo al parossismo del riciclo. Ne sono tanto consci da far dire a Villaggio: «con questo battiamo quella stronzata del Fantozzi»… non basta. Sergio Corbucci, («Rimini Rimini», «Sing Sing», «Django») ex Sidney Corbett, aveva a disposizione cinque stelle nostrane e doveva solo farle girare. Se l'obiettivo era tirar su una montagna di quattrini lo raggiunse alla grande, tanto da riportar in auge la commedia ad episodi. Eppure il risultato, nonostante le forze in campo, è deludente. L'oroscopo che dovrebbe «cucire» tutto è solo un pretesto. Il titolo non ci azzecca, il motivetto di rito «…non mi diverto se non mi faccio un bell'oroscopo con te…» irrita, la lunghezza inspiegabile penalizza ulteriormente. Villaggio fa quel che può ma ha in dote l'episodio più esile e debole del mazzo. Si apre in modo disastroso, al largo del porto di Genova, con Bompazzi portato sulla nave che dove far attraccare, mentre rimugina sull'imminente cambio di sesso («Il suo apparato genitale subirà una trasformazione in senso radical femminile»)! È la fiera dello scontato: inciampa sulla scaletta, sbatte nella porta a vetri, la nave finisce contro il molo. A seguire tenta invano di suicidarsi e poi rimugina sul suo futuro al rosa, immaginandosi alla rinfusa in più vesti (moglie, prostituta, scrittrice) ed ambienti (discoteca, docce, auto, ecc.). Abita con moglie e figlio a Vernazzola, guida la sua 127 bianca in Sopraelevata, si beve il Punt e Mes al Baretto di Corso Italia, gioca a tennis (con la gonna) ai campi di Albaro e nei pressi causa un tamponamento. Si fanno vedere anche Piazza Dante, la scalinata ed i portici di Piazza della Vittoria. Il nostro/a osserva le ragazze al bar: «come le accavallano bene le gambe. Io ad accavallare le gambe non ci sono mai riuscito, mi sono sempre spappolato i coglioni io!». D'accordo. Quando accetta la futura condizione («mi chiami pure signora Bompazzi, ho capito che è bello essere donna») si scopre l'inevitabile scambio di analisi che generò la curiosa diagnosi.
Gli altri episodi non brillano ma sono migliori: Pozzetto (che non si affatica ma funziona) è un muratore che ottiene - beato lui - con qualche sigaretta le appetitose grazie di Cristina (Giovanna Ralli), donna del ricco imprenditore che chiama «Giuggiolo» (Luciano Salce); Celentano (Alfredo, detto «Fred Astaire») e la Melato («Claquette») sgambettano per tutto il tempo… partecipano ad una gara di ballo, ma la galera è nei pressi.
Sordi batte tutti furbescamente: va sul sicuro, riproponendo vent'anni dopo il Nando Mericoni di «Un americano a Roma», riadattato ai tempi. È un bodyguard che esaspera il commenda del caso (il «solito» bravo Ugo Bologna). Appaiono anche Massimo Boldi, Gil Cagnè, Sofia Dionisio, Marildà Donà, Jack La Cayenne, Lilli Carati vestita. Cosa resta? Qualche bella immagine di Vernazzola. La «curiosità»: Paolo Villaggio (costretto ad un faticoso tour de force di travestimenti e cambi d'abito) con l'ancora tatuata sul braccio, disteso sul letto, di schiena… nudo.
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