Quando Fausto vendeva bombole di gas

Caro Giornale, intanto ringrazio per il piccolo spazio che riuscite a trovare per i nostri amici animali. A tale proposito, desidero esprimere la mia opinione in merito all’articolo riguardante «la favola triste della cinghialetta di Terrile amata dai bambini», pubblicato sul suo giornale il 4/01/2006 u.s..
L’uccisione del piccolo e simpatico animale di cui sopra, abituato a giocare con i bambini ed a farsi fare da loro carezze e coccole, mi ha un tantino rattristato. Oltre a tutto credo che, quei campioni di vigliaccheria che hanno avuto il coraggio di abbattere un essere poco più grosso di un gatto, non lo potessero fare in quanto, se non vado errato, la legge dice che non si possono uccidere i piccoli di cinghiale ancora con il manto striato. E pensate che non sono certo né un verde né un animalista anche se in alcuni casi gli animali mi piacciono molto più di certe persone. Anzi, in passato, sono andato a caccia per oltre vent’anni e tutt’ora possiedo una regolare licenza si collezione d’armi e ben due porti d’armi per il trasporto delle stesse. Ben lungi da me, come sempre, fare di tutta l’erba un fascio, ma io penso che oggi la caccia al cinghiale, per una gran parte di cacciatori, non sia, come una volta, un affascinante passatempo che si fonde tra sportività e contatto con la natura, ma soltanto un business di una attività economica, con una profonda rivalità tra una squadra e l’altra, dove ciò che conta è uccidere il più possibile per riempirsi il congelatore e vender la carne a privati e ristoranti. Da assiduo amante e frequentatore dell’entroterra ligure, per giunta con una casa in mezzo al bosco, non ho poi alcuna difficoltà ad affermare che per ben quattro mesi all’anno decine di cinghialisti in assetto di guerra ed in versione «Rambo», armati ed equipaggiati di tutto punto, si impadroniscono di intere vallate operando, in barba alle più elementari regole di sicurezza, non tanto per loro ma per gli altri.
Quanto sopra, la solita solfa tutti i mercoledì e le sante domeniche dal primo di ottobre a gennaio inoltrato, spesso nel mancato rispetto delle distanze fondamentali dalle abitazioni, che come dice la legge non devono essere inferiori ai cento metri quando si spara con le case alle spalle, mentre a ben una volta e mezzo la gittata dell’arma, carabina, quando si spara verso le stesse. Ma si sa per far fuori i feroci cinghiali che qualcuno ha messo e che per mangiare distruggono gli orti, è tutto concesso, anche mettere a rischio l’incolumità delle persone che le abitano, di chi è in giardino a giocare con i bambini, a tagliare l’erba o a raccogliere frutta e quant’altro.
Proprio sul fattore distanza invito, pertanto, le competenti Autorità in materia di vigilanza d un costante controllo sul territori, ad aprire gli occhi una volta per tutte e alla tolleranza zero verso chi non le rispetta. Come rimpiango quelle tante battute di caccia dall’alba al tramonto, con il vento e con il gelo, a tordi, merli e beccacce o magari quando seguivi un volo di cesene da un monte all’altro e ancora quando te ne stavi tutto imbacuccato e rannicchiato nel cascinotto, con la dita che per il freddo non riuscivi neanche a tenerle sul grilletto. Ma tornavi a casa ugualmente soddisfatto, anche se con il carniere vuoto, di aver visto lavorare il cane e di aver trascorso una stupenda giornata all’aria aperta camminando tra prati e boschi della nostra stupenda Liguria. Concludendo, nell’augurare a tutti i lettori un felice 2006, auspico vivamente che la caccia torni ad essere soltanto questa.
Alternativa Sociale
con Alessandra Mussolini
Genova