Quando il Festival della Scienza diventa festival dello strafalcione

Non sempre preparati gli studenti-guida alle mostre Al Ducale 1200 visitatori al giorno

Andrea Macco

Nel mondo di chi si fa portavoce della Scienza possiamo distinguere due categorie: gli uomini che promuovono e portano avanti il sapere scientifico e gli uomini che, col loro scetticismo, ne ostacolano e ne impediscono il progresso. Con questo pensiero ha esordito il prof. Agazzi nella conferenza «Il mondo della scienza e gli altri mondi» svoltasi giovedì nel panorama del Festival della Scienza. Sulla scia di questo pensiero vogliamo qui ora tracciare un percorso tra gli stand, le mostre e le conferenze che si stanno svolgendo in questi giorni a Genova. Il pubblico partecipante è stato fin'ora numerosissimo, la sola mostra «Semplice e Complesso 2005» a Palazzo Ducale conta in media 1200 visitatori al giorno!
Il Festival della Scienza, infatti, riscuote da tre anni un gran successo per la semplicità di approccio che permette ai bambini di restare incuriositi dal fascino della natura e dei suoi segreti, agli studenti di approfondire il proprio sapere scientifico e, un po' a tutti, di abbattere quei muri che facevano parte di antichi retaggi scientifici ormai decaduti. Come ci insegna la storia della Scienza: quante teorie dall'apparenza assai buona, hanno ingannato per secoli e secoli l'intera comunità scientifica? Provate per esempio a chiedere al comune cittadino medio come sia fatto un atomo. Taluni vi risponderanno ancora che si tratta di un nucleo centrale a cui ruotano intorno gli elettroni, come fanno i pianeti con il sole! «Siamo rimasti indietro di un secolo!» grida più volte il prof. Fabio Beltram nella conferenza sulla Nanoscienza, citando molti esempi di ignoranza scientifica diffusa non solo tra la gente comune, ma anche tra chi vanta una laurea o un altisonante titolo di studio! E, purtroppo, abbiamo riscontrato che questa ignoranza scientifica e culturale si ripercuote, molte volte, anche sugli stessi animatori del Festival, cioè sui ragazzi posti come guide delle mostre. Così, per il visitatore tutto è lasciato al caso e alla sorte: se andando a vedere «Di luce in luce» a Palazzo Ducale - mostra assai valida sulla luce nell'arte che propone diversi esperimenti di ottica per far comprendere la natura dei fenomeni luminosi - trovate come guida un ragazzo che studia Fisica o Ingegneria ne uscirete con qualche valida conoscenza in più sul comportamento della luce, diversamente, altrimenti, potreste ritrovarvi con le idee più confuse di prima o con l'avere ricevuto ad una vostra domanda una risposta addirittura sbagliata.
Ecco qualche strafalcione. Di fronte ai due paraboloidi di «Experimenta» atti a mostrare come le onde sonore vengano convogliate nel fuoco dei paraboloidi, un ragazzo domanda: «E se non ci fosse l'aria?» Risposta della guida: «Sentiresti ancor meglio, perché il suono nel vuoto si propaga bene!» quando è noto dai tempi degli indiani, che poggiavano a terra l'orecchio per udire il sopraggiungere dei nemici, che il suono si propaga meglio nei mezzi materiali. Nel vuoto, invece, l'onda sonora non si trasmette!
Dalla scienza alla letteratura: durante la mostra «Cosmica» viene proiettata una dispositiva con questi versi: «…salimmo su, el primo e io secondo,/ tanto ch'i' vidi delle cose belle/ che porta 'l ciel, per un pertugio tondo;/ e quindi uscimmo a riveder le stelle». La guida declama ripetutamente: «Sono gli ultimi famosi versi del Paradiso…!» e a qualche studente che fa presente che forse si è confusa ribadisce: «Così Dante conclude l'ultimo canto della Divina Commedia!» quando è noto che si tratta non del Paradiso ma dell'Inferno! La stessa guida, tra parentesi, andava ripetutamente parlando di «stelle di neutrini» anziché «stelle di neutroni» e la differenza, per uno che conosca un po' di particelle elementari, vi posso assicurare, non è poca!
Di fronte a queste scenette sorridiamo (non dovremmo se pensiamo che questi animatori sono pure retribuiti!), ma talvolta il confine tra correttezza ed errore è molto piccolo e ci si può facilmente convincere di una falsa teoria o di una mezza verità che ci è stata propagandata. Tutto questo è chiaro ed evidente che vada contro lo spirito stesso del Festival. A questo proposito, appoggiamo caldamente la proposta di un corso di formazione per animatori che preceda il prossimo Festival della Scienza.
E per rifarci al nostro amico di prima, passiamo anche noi ora dall'inferno al paradiso, stilando una classifica di quelle che ci sono parse, anche sulla base del giudizio dei visitatori del Festival, le 5 migliori mostre che un visitatore medio, non compreso nella fascia d'età dei più piccoli, può visitare con interesse e, crediamo, soddisfazione.
Al primo posto vogliamo mettere «Le stanze dei numeri» mostra sulla Matematica a Palazzo Reale, che offre anche, ogni giorno dopo le 17.30, la possibilità di incontrare gli esperti per un dialogo più approfondito sugli enigmi della Matematica. La mostra fa assaporare la bellezza e il fascino della matematica e permette di cimentarsi, almeno per qualche ora, in maniera divertente con quiz, crittografia, rompicapi e via dicendo.
Al secondo posto l'ormai consolidata «Semplice e Complesso 2005» a Palazzo Ducale, giunta alla sua terza edizione e che permette di toccare con mano aspetti non banali della realtà che ci circonda, quali le dinamiche caotiche, il fascino dei frattali, e le strane proprietà degli aggregati. Ben riusciti, in particolare, gli exhibit dove vengono creati vortici di fuoco e di sabbia e quelli in cui attraverso gli ultrasuoni si formano nuvole di fumo.
Al terzo posto «L'energia nelle tue mani» presso i Magazzini del Cotone, in cui vengono mostrate le varie forme dell'energia: nelle piante, nell'acqua, nel sole, nel movimento, nel carbone e negli altri materiali combustibili, e via dicendo. Tutti a bocca aperta dinanzi al cannone elettromagnetico in cui i proiettili sono dei dischi di alluminio e di rame sparati sfruttando la sola induzione elettromagnetica!
Al quarto posto «La Radioattività, una faccia della natura» alla Commenda di Pré, che mostra come la radioattività sia presente ovunque, sia nella terra, sia nello spazio e come sia possibile utilizzarla nella medicina e in altri settori. Al contrario delle due precedenti, questa mostra è più «da vedere» che «da toccare», ma non mancano alcuni apparecchi interessanti e curiosi, come i contatori di raggi cosmici, un semplice primitivo acceleratore di particelle e i modellini dei più avanzati esperimenti del Cern di Ginevra.
Il quinto posto se lo aggiudica con merito il piccolo ma funzionale angolo dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) presso il Museo del Mare dal titolo «La Fisica su ruote», diviso in tre settori: particelle, forze, calcolo. Il visitatore è seguito direttamente da alcuni membri dell'Infn che con grande professionalità gli fanno compiere di propria mano esperimenti per comprendere alcune semplici ma fondamentali leggi della Fisica. Lo spazio dedicato a questo exhibit è davvero poco, ma sembra prendersi una rivincita sui grandi spazi dedicati invece ad un «Experimenta» (sempre al Museo del Mare) che presenta davvero poco e in cui per una intera settimana non ha funzionato neppure la corrente elettrica!
Ricordiamo poi anche «Apparenza e realtà» alla Commenda di Prè, in cui ci si può confrontare con gli inganni della prospettiva e degli specchi; sempre alla Commenda di Prè «Cosmica», in cui attraverso vari filmati è presentato l'Universo passato, presente e futuro. Merita anche la già citata «Di Luce in Luce» a Palazzo Ducale, in cui scoprire i segreti della luce prima nell'arte e poi attraverso vari esperimenti con specchi, prismi e cascate d'acqua, e «Breed Bot: il vivaio dei robot» ai Magazzini dell'Abbondanza in cui il visitatore può dare vita ad un suo robot personale.
Ha riscosso fin'ora grande successo anche il filmato 3D della mostra «Tsunami: alla scoperta dei segreti dei maremoti» a Palazzo Ducale.
Per quel che riguarda le conferenze, ben condotto e di livello culturale elevato, è il ciclo di quelle a Palazzo Rosso. Molto avvincente poi, è stata la conferenza «Il genio (Einstein) e il gentiluomo (Ricci Curbastro)» condotta da P.Greco e F.Toscano. Grande successo anche per «Tecnologie aliene», conferenza sul futuro della tecnologia e della comunicazione, nonché per Brian Green con «La trama del cosmo» sulla moderna teoria matematica delle stringhe, così come per le conferenze del professor Piergiorgio Odifreddi: peccato che gli spazi limitati abbiano costretto una parte del pubblico, accorso numeroso, a doversene ritornare a casa per la mancanza di posti.
Altre conferenze, invece, hanno purtroppo presentato un limite comune: fare solo da sfondo alla presentazione di un libro (la maggior parte delle volte anche costoso!) scritto dal conferenziere stesso.
E allora ci pare bello concludere, sia per i visitatori, sia per gli organizzatori del Festival, con le parole lasciate scritte da una signora sul libro dei visitatori di Palazzo Ducale: «Più gente crede in voi, meno gente chiamerà Vanna Marchi» con l'auspicio che davvero si realizzino e non restino mera vana illusione.