Quando Fini contestava le teorie di Woodcock

RomaHenry John Woodcock? È «noto per una certa fantasia investigativa, chiamiamola così». Un «personaggio verso il quale il Csm avrebbe già dovuto prendere provvedimenti». E, ancora: «Un signore che in un paese serio avrebbe già cambiato mestiere». Oggi Gianfranco Fini chiama la presidente degli industriali Emma Marcegaglia per esprimerle la sua solidarietà per quanto emerso dalle indagini dei giudici di Napoli e, in particolare, dalle intercettazioni. Ma quando, nel 2006, sotto la lente della giustizia finì il suo portavoce, Salvo Sottile, Fini non mostrò di dare altrettanto peso al lavoro dei giudici. E i suoi sforzi furono tutti indirizzati a demolire le loro tesi.
Casualmente, uno dei personaggi dei due casi è lo stesso. Uno dei Pm al lavoro sulle telefonate tra il vicedirettore del Giornale Nicola Porro e il portavoce di Emma Marcegaglia, Rinaldo Arpisella, è per l’appunto Henry Woodkcock. Il livello delle critiche di Fini con il giudice, che era già diventato popolare per le sue inchieste su personaggi importanti, raggiunse un livello altissimo e il Pm lo querelò.
La serie giudiziaria e giornalistica era quella denominata Vallettopoli. Di fronte alle accuse a Sottile e alla pubblicazione delle intercettazioni, Fini perse le staffe durante una trasmissione televisiva.
«Devo fare uno sforzo diplomatico e se dovessi dare sfogo all’indignazione che provo in questo momento farei scintille». Di scintille ne fece, tanto che Woodkcock lo citò per diffamazione. Due anni dopo il provvedimento fu sospeso, per effetto del lodo Alfano (Fini era nel frattempo diventato presidente della Camera). Successivamente Fini rinunciò all’immunità, il Pm ritirò la querela e la vicenda si chiuse lì.
Di quel giro di giostra, rimangono i giudizi durissimi del presidente della Camera. A partire dalla pubblicazione delle telefonate. Quattro anni fa la posizione era: «Il linciaggio mediatico che deriva dalle intercettazioni di persone del tutto estranee, che non hanno alcun nesso con le vicende in corso, deve fare scattare un grido sdegnato di allarme». Oggi il contenuto delle telefonate - che ha fatto sorgere più di un dubbio e non solo nel centrodestra - gli ha fatto esprimere solidarietà a Marcegaglia.
Sono cambiati gli equilibri. Basta scorrere le reazioni della politica a quella inchiesta di Woodkcock. Fu tutto il centrodestra ad esprimere solidarietà a Sottile. Udc compreso. E persino a sinistra, che allora era la maggioranza, si levarono più voci critiche nei confronti delle decisioni dei giudici di Potenza. La Rosa nel pugno, temporanea alleanza tra radicali e socialisti, espresse dubbi. Persino l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, intervenne e chiese tempi brevi per l’inchiesta.
Si dirà, i tempi sono cambiati. Comprensibile che Fini, mettendo sulla bilancia il Giornale e Marcegaglia abbia preferito difendere la seconda. E che la posizione del leader di Fli sulla giustizia sia cambiata con il tempo, è cosa nota. Ma è da registrare il fatto che, al quotidiano di via Negri, non è concesso nemmeno il «no comment» motivato, che nel 2008, quando già era presidente della Camera, Fini dedicò alla notizia di un’inchiesta dello stesso Woodkock sull’ex ministro ed ex leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. «Alcuni noti personaggi della magistratura - disse - in certe circostanze hanno viste non confermate le proprie tesi». Chissà se, in fondo in fondo, anche oggi non pensi che le tesi dei Pm non saranno confermate. Probabilmente, questa volta, non lo auspica.