Quando la first lady della sinistra ottenne il condono per la sua società

La signora Franzoni Prodi ha beneficiato di una delle sanatorie contro le quali tuona il marito

Gian Maria De Francesco

da Roma

«La politica dei condoni rovina l’etica di un Paese». Parola di Romano Prodi (febbraio 2005). «Con il governo di centrosinistra non ci sarà alcun condono». Sempre Romano Prodi, ma questa volta il marzo 2005. «La gente sa che noi le tasse le facevamo pagare a tutti», disse pure il Professore nel primo «faccia a faccia» televisivo.
Insomma, l’immagine pubblica (coincidente con quella mediatica) è quella di un leguleio civil servant al quale viene l’orticaria al solo sentir nominare la parola «condono». Non tutta la famiglia Prodi ha però avuto il medesimo atteggiamento nei confronti della questione. Basta esaminare i bilanci della Aquitania, una società a responsabilità limitata attiva nel settore immobiliare con sede a Bologna nello studio del commercialista di fiducia del Professore, Piero Gnudi. Lo ha fatto Il Tempo nello scorso novembre. Aquitania srl è controllata al 50% dalla moglie del candidato premier, Flavia Franzoni Prodi, e per il restante 50% da una società di consulenza, la Simbuleia spa, con sede sempre allo stesso indirizzo bolognese. Nel 2003 Aquitania ha beneficiato del condono fiscale varato dal governo Berlusconi, alla faccia dell’etica. «Si precisa - ha scritto nel verbale di approvazione del bilancio l’amministratore unico Gian Luca Nanni Costa - che l’importo di euro 8.032 indicato alla voce “oneri straordinari” è relativo all’adesione alle sanatorie fiscali L. 289 del 27/12/2002 e ex L. 350 del 24/12/2003». Poche righe più sotto un’esplicitazione del concetto. «I costi (...) hanno contribuito alla realizzazione della perdita d’esercizio, aumentata con le imposte di competenza relativa al condono fiscale di cui la vostra società si è avvalsa fino a tutto il 2002». Il passivo di Aquitania nel 2003, in virtù dell’onere straordinario di 8mila euro, si attestò a 10.127 euro, un valore inferiore ai 45.184 euro dell’esercizio precedente.
Da un lato il buon padre di famiglia con lo spirito di un «curato di campagna» a incitare le folle alla moralità, dall’altro la moglie, titolare di una partecipazione in una piccola società immobiliare (gestisce un immobile definito «sociale» con un giro d’affari di alcune decine di migliaia di euro) che ha usfruito del condono tremontiano. Nei giorni successivi alla pubblicazione della notizia, il commercialista Nanni Costa si è addossato la responsabilità dell’operazione. «Sono ben noti i disagi cui il contribuente deve andare incontro in caso di verifica fiscale, pertanto la linea seguita dal mio studio è stata sempre orientata all’adesione alle sanatorie fiscali», ha dichiarato.
Lo ha fatto per allontanare dubbi, sospetti e maldicenze dalla coppia che ambisce a diventare inquilina di Palazzo Chigi? Un dato è certo. Il 50% di Aquitania srl in capo a Flavia Franzoni Prodi fino al 2002 era intestato ad Ase srl, una società di consulenza sempre domiciliata presso lo Studio Gnudi e partecipata pariteticamente dai due coniugi. Nel 1999 Ase fu il primo sponsor privato dell’Ulivo al quale condonò a titolo di finanziamento fatture emesse per prestazioni per complessivi 55 milioni di vecchie lire (28.405 euro). La Ase fu fondata nel 1990 e per oltre un decennio ha svolto attività di consulenza per operatori internazionali prima e per società pubbliche e private «molto note a livello nazionale» poi. Infine la chiusura. Passi il condono, ma vuoi mettere il conflitto di interessi?