Quando il football si gioca con i piedi

Sampdoria, va bene così. È un buon pareggio quello con l'Hertha Berlino, come lo fu quello con la Steaua Bucarest. Due 0-0 casalinghi decisamente apprezzabili, contro due squadre toste e quadrate, dai piedi globalmente eccellenti, che potrebbero tranquillamente figurare tra le prime sei del campionato italiano di serie A. È un girone duro, il C della coppa Uefa edizione 2005-2006. E sarà dura a Lens, giovedì 15 dicembre, prendere il punto che varrebbe l'accesso agli agognati sedicesimi di finale. Sarà dura, ma la squadra di Novellino è potenzialmente in grado di farcela.
Quando gioca in Europa, la Sampdoria di Novellino deve risolvere l'identico problema che le si prospetta incontrando le italiane che vanno per la maggiore: fronteggiare - sperabilmente con successo - squadre che globalmente, sotto il profilo tecnico, sono tutte migliori di lei. Diceva Fulvio Bernardini, l'inarrivabile Dottore del calcio: «Il football è difficile perché si gioca con i piedi». E l'organico di questa Sampdoria, fatte salve le quattro o cinque eccezioni che tutti conosciamo, non si reclamizza per piedi eccezionali. Ma il calcio non è solo tecnica e atletismo, è anche tattica e cuore. Ed qui che salta fuori il valore aggiunto di Novellino.
Quando i 14 canonicamente utilizzati dal tecnico nel corso del match si presentano in buone condizioni fisiche, questa Sampdoria - è successo - può pure battere il Milan, il Palermo, la Lazio, pareggiare largo con l'Inter e convincentemente con Steaua ed Hertha. Stante l'eccellente dispositivo tattico di base notoriamente mandato a memoria dai discepoli dal meticoloso Novellino, nei momenti supremi Volpi e compagni sanno mettere in campo il «di più» costituito dall'irriducibilità, il cuore, il fegato e le frattaglie in sintonia con quelli del mister - forsennato ma lucidissimo - che si agita nei «dintorni» della panchina. Praticamente una «condanna», massì, per i discepoli, tuttavia «condanna» più che accettabile in quanto foriera di grandi soddisfazioni sportive e materiali.
A questo punto, lo dico con intenzione all'antivigilia del delicato match con l'Empoli ricordando la delusione di Cagliari, non resta che stringere i denti e concentrarsi ferramente sui singoli appuntamenti che a tappe di due alla settimana si susseguiranno fino alla lunga pausa ristoratrice di Natale. Nel frattempo, com'è tornato il pregiato Falcone, tornerà in pista il prezioso Palombo (al pari di Volpi pedina fondamentale), che fa pressing come Dalla Bona però più rapidamente, più efficacemente e più correttamente negli appoggi. Dopodichè tornerà Bazzani, nessuno storca il naso. Novellino non parla mai a vanvera: Quando dice «Bazzani sarà il nostro migliore rinforzo di gennaio» sa quel che dice. Con Bazzani inizialmente in campo nelle ultime mezz'ore per fare rifiatare Bonazzoli, e semmai talvolta - occorrendo - con Bonazzoli, Novellino potrà invariabilmente contare sull'imprescindibile «torre», punto fermo della propria idea del calcio basato sul fondamentale dominio delle fasce laterali in genere e dell'insidioso cross dal fondo in particolare.
Del Genoa che sotto la guida del provvidenziale Vavassori sta «ammazzando» il campionato di serie C1, al momento c'è poco da dire. La speranza è che, quale che sia la reale portata della Fondazione, sul mercato di gennaio si operi in modo tale da garantirsi un girone di ritorno efficace nei numeri come quello di andata e semmai più brillante sotto il profilo tecnico, per soddisfare l'imperativo categorico di un ritorno in serie B che potrebbe anche risolversi in un automatico salto riparatore in serie A.