Quando il fotografo mette a nudo l’architetto

Laura Gigliotti

Il Museo Andersen non è nuovo alle opere di Carlo Scarpa (1906-1972). Dopo i disegni per gli allestimenti della Biennale di Venezia, i «disegni mai visti» sul tema dell’abitare, è la volta del «Reportage su Carlo Scarpa» (fino al 7 gennaio 2007). Realizzato fra il ’66 e il ’72 da Gianni Berengo Gardin che ritrae il modo di esporre le sculture all’interno della Fondazione Querini Stampalia, la vita nei giardini e nei padiglioni della Biennale di Venezia durante i lavori di preparazione, le ombre che in un pomeriggio d’autunno stampano sul terreno le architetture della Tomba Brion di San Vito di Altivole.
Da quando lo Stato ha acquisito l’archivio di Scarpa per il MAXXI (il museo in costruzione delle arti del XXI secolo), che va ad aggiungersi alle carte di altri grandi del ’900, si è riacceso l’interesse per il geniale architetto veneziano, autore di poche opere, ma profondo innovatore, più conosciuto all’estero che in patria. E hanno il sapore di un risarcimento le manifestazioni organizzate per il centenario della nascita. Fra esse figura la mostra, a cura di Maddalena Scimemi, già presentata a Vicenza, che giunge a Roma con un richiamo in più per gli studiosi: la possibilità di accedere on-line alla banca dati del MAXXI e consultare tutti i disegni del progetto per la tomba Brion, inventariati e riprodotti in formato digitale.
Sono una quarantina le fotografie di Berengo Gardin in cui compaiono Scarpa o le sue opere. Una scelta nel ricchissimo archivio del grande fotografo che non apprezza il colore, che ama fissare immagini di vita, edifici non finiti. È il cantiere ad affascinarlo, le strutture messe a nudo, gli operai mentre lavorano. Ecco le foto della nuova facciata del Padiglione Italia e Scarpa che dirige gli operai come un maestro d’orchestra. Gli artisti che visitano la Biennale, Santomaso, Vedova, Fontana, Music, Buzzati, Mulas, le linee astratte e geometriche di certe architetture scarpiane, l’allestimento rigoroso delle sculture di Trubbiani, Deluigi e Pierluca.
Ma è la Tomba Brion, il capolavoro assoluto di Carlo Scarpa, a trasformare il fotografo che si dice «artigiano» in un «creativo». È il primo novembre ’72, la tomba non è ancora finita, e Berengo Gardin la riprende «come un atleta», da angolazioni inconsuete. Immagini clandestine che inquadrano feritoie in controluce, pareti oblique, dettagli delle architetture e dei materiali, forme astratte, tentando, è l’unica volta, di «scimmiottare la pittura».
Museo H.C. Ansersen, via P.S. Mancini 20, tel.06.3219089. Ingresso gratuito. Orario: 9-19, chiuso il lunedì. Fino al 7 gennaio 2007. Informazioni:www.carloscarpa.centenario.it