Quando il fuoco amico si abbatte su Milano

Su queste colonne ieri Sergio Rotondo si chiedeva sconsolato quali siano le ragioni di tanti «ritardi» ad appuntamenti decisivi per il futuro di Milano, dalla scelta definitiva del candidato di centrodestra per la presidenza della Provincia, a poco più di due mesi dalle elezioni, fino alla costituzione degli organismi di governo dell'Expo, a un anno dalla vittoria di Parigi. A questo proposito l'amico Rotondo raccoglie anche una inquietante voce che gira con crescente insistenza: qualcuno a Roma vorrebbe addirittura rinunciare all'Expo. La ragione, aggiungo io, potrebbe essere quella di utilizzare altrove le risorse necessarie per l'Esposizione del 2015. Mentre nessuno, si può obiettare, ha eccepito sui lauti regali governativi a Roma, a Catania e a Palermo per rimediare ai disastri finanziari di quelle amministrazioni, regali fatti con i soldi di tutti i contribuenti italiani. Scusate, ma questo non era un «governo di milanesi», «amico del Nord e di Milano», come spesso veniva rivendicato o rinfacciato? E cosa ne è venuto alla città? Per ora, ad essere buoni, solo i «ritardi» denunciati da Rotondo o le distrazioni di cui altre volte abbiamo parlato. Vogliamo parlare, ad esempio, di come si è conclusa la vicenda Alitalia con una condanna a morte di Malpensa, che così cinica non era mai stata prima? Ad essere meno buoni, invece, e voglio esserlo, bisogna cominciare a chiedersi: chi sono i nemici di Milano nel governo e nella maggioranza di Roma? Chi arriva al punto di far girare la voce che si voglia privare la città dell'unico grande evento internazionale che è riuscita a conquistare da un secolo a questa parte? Arriveremmo al paradosso che il governo «amico» ci toglierebbe quello che il governo «nemico» di Prodi ci ha dato.
Chi nella maggioranza si ostina a fare tanta resistenza contro provvedimenti e stanziamenti che riguardano il futuro di Milano? E perché? Forse per fare un piacere alla Lega Nord, che già veleggia col vento in poppa verso risultati elettorali strepitosi, anche se in realtà lo stesso partito di Bossi qui dà spesso l'impressione di pensare più alle poltrone che agli interessi della città. Sono domande alle quali i candidati del centrodestra alla Provincia e al Parlamento europeo dovranno dare risposte.