Quando Günter Grass censurava a Venezia il film «Claretta»

Dalle pagine dell’autorevole Frankfurter Allgemeine lo scrittore Günter Grass ha fatto ieri un clamoroso outing sui suoi trascorsi nazisti, ammettendo anche di essere stato affascinato da giovane dallo «spirito antiborghese» del regime hitleriano. Prima di trovare però il coraggio di questa confessione, Grass ha incarnato tutti i vizi e i vezzi dell’antifascismo militante, cioè di un atteggiamento intollerante verso tutte le espressioni culturali che non rientravano nei canoni della sinistra. In proposito ci scrive il regista Pasquale Squitieri ricordando un episodio del 1984. Ecco la lettera.
«“A Günter Grass dico: il nazismo bruciava i libri. Vogliamo ricominciare?”. Così si rivolgeva all’autore del Tamburo di latta Alberto Moravia nella sua rubrica di critica cinematografica sull’Espresso del 10 settembre 1984. Il rimprovero nasceva dalla aggressione di Grass al mio film Claretta, presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Grass, membro della giuria, si era lasciato andare a una fluviale sequela di insulti nei miei confronti, il più tenero dei quali era stato “criminale fascista” e pretendeva a squarciagola che il film fosse cancellato dal programma della manifestazione. Già Guido Aristarco, il padre della critica socialista, lo aveva rimbrottato, ma Moravia andò giù ancora più pesante: “È mia assoluta e motivata convinzione che l’artista, fascista o antifascista, abbia il diritto (e il dovere) di fare quello che più gli piace”. Oggi, un ventennio dopo, sappiamo che il premio Nobel militava da giovane nella élite della SS da volontario. Ne veniamo a conoscenza per una sua “spontanea” ammissione. In realtà lo sapeva da anni il defunto Simon Wiesenthal, il celebre cacciatore di nazisti. Tuttavia, spaventose pressioni politiche gli fecero rinunciare a censirlo nei propri archivi. Se fosse venuto fuori un passato del genere a tempo debito, addio premio Nobel. Avrebbe fatto la fine di Kurt Waldheim. A me invece, cui l’anagrafe nega la camicia nera, fu sottratto un meritato Leone d’oro, da un “criminale nazista”». Forse Squitieri non avrebbe vinto comunque il Leone d’Oro, ma è certo che Grass a quel tempo soffriva ancora di vuoti di memoria.