Quando il Giornale diede voce a Indro, "arruolato" dall'Ulivo

Nelle elezioni del 2001 il grande giornalista si schierò col centrosinistra. Ecco il botta e risposta tra lui e Cervi pubblicato, allora, sulle nostre pagine

Per una sola volta, sette anni dopo il suo addio, Indro Montanelli tornò a scrivere sul suo Giornale. Precisamente il 13 marzo 2001, in risposta a un editoriale dell'ex direttore Mario Cervi, fraterno amico di Montanelli e fondatore con lui del Giornale. Si era anche, in quei mesi, alla vigilia di una tornata elettorale che vide contrapposti l'Ulivo, guidato da Francesco Rutelli, e la Casa delle libertà di Silvio Berlusconi.

Il voto di maggio avrebbe decretato una vittoria schiacciante del centrodestra, dopo cinque anni convulsi di governo del centrosinistra. Eppure Montanelli, che aveva lasciato il Giornale in seguito a una celebre e controversa assemblea di redazione l'8 gennaio 1994, nei giorni della «discesa in campo» di Silvio Berlusconi, era stato «arruolato» tra i simpatizzanti - proprio lui, viscerale anticomunista- della coalizione che univa i postcomunisti sotto un ramoscello d'Ulivo.

Più che di un arruolamento, si trattò di un'appropriazione indebita compiuta dagli ex nemici del Direttore, esponenti di quello stesso mondo che aveva sempre additato il suo Giornale come un covo di fascisti tanto che - come ricorda Cervi nell'editoriale del 12 marzo 2001 che pubblichiamo qui sotto (l'articolo e lo scambio di lettere con Montanelli sono tratti da Gli anni del piombo, di Mario Cervi e Luigi Mascheroni, in libreria per Mursia dal 28 aprile) - in quegli anni «portare il Giornale nella Statale di Milano era una provocazione seguita da pestaggi ». Il Giornale ospitò - con emozione, ricorda Cervi - la firma del suo fondatore. Purtroppo sarebbe stata l'ultima volta. Indro sarebbe morto di lì a poco, il 22 luglio di quell'anno.

L'editoriale di Cervi

La risposta di Montanelli

La replica di Cervi


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