Quando il governo Prodi moltiplicava i Grandi eventi E la sinistra stava zitta

Dal giorno del ciclone giudiziario che si è abbattuto sugli appalti del G8 alla Maddalena il centrosinistra, compatto, lancia critiche non solo alla Protezione civile, ma soprattutto al meccanismo della gestione straordinaria dei «grandi eventi». Ancora ieri Dario Franceschini ha spiegato come sia «sempre più necessaria la distinzione tra le catastrofi naturali e i grandi eventi, sportivi o culturali, che non possono essere trattati allo stesso modo». E anche Antonio Di Pietro ha ribadito che bisogna togliere i grandi eventi alla Protezione civile, perché «è un meccanismo che istiga le strutture burocratiche a non fare per poi, con la scusa dell’emergenza, bypassare le regole».
Curioso che basti il trasloco da Palazzo Chigi a far perdere la memoria a chi, quando governava l’Italia, sembrava pensarla diversamente da adesso. Non si tratta nemmeno di andare a cercarsi le dichiarazioni di un paio d’anni fa di quanti oggi sono all’opposizione. Il Giornale ha già raccontato lo strano voltafaccia di Pierluigi Bersani, che nel 2006 chiese invano tramite il sottosegretario Enrico Letta lo status di grande evento per un congresso in programma a Roma, e che adesso invece non perde occasione per criticare il meccanismo. Basta scorrere l’elenco ufficiale di happening, cerimonie, congressi, manifestazioni e meeting che, dal 2001 a oggi, hanno ricevuto da Palazzo Chigi lo status di «Grandi Eventi» per farsi qualche domanda. In questo decennio alla guida del Paese si sono alternati Silvio Berlusconi (per due volte) e Romano Prodi, per un biennio di governo. Visto il tenore delle dichiarazioni ai media degli ultimi giorni, verrebbe da credere che in quell’elenco, tra il 17 maggio del 2006 e il 7 maggio del 2008, quando il Professore bolognese era premier, vi sia un largo vuoto. Ma, carta canta, non è affatto così.
Nella decade presa in esame, infatti, gli eventi promossi come «Grandi» da Palazzo Chigi sono in tutto 36. Si va dal Vertice Ince di Trieste dell’autunno 2001 al ben noto G8, dal funerale di Giovanni Paolo II al 50° anniversario della firma del Trattato di Roma. Di questi, i provvedimenti firmati dall’esecutivo Berlusconi III e Berlusconi IV sono 21, ossia il 58 per cento del totale. Quelli che portano la sigla di Prodi, invece, sono 15.
Questo vuol dire che il 42 per cento dei «Grandi Eventi» degli ultimi dieci anni li ha voluti il centrosinistra, che è stato al governo per meno di due anni. Sorprendente. E, vale la pena di rimarcarlo, non erano certo tutte emergenze, alluvioni o terremoti. Anzi.
Fu proprio il governo Prodi a decidere che le celebrazioni per i 50 anni della firma dei Trattati di Roma meritavano l’appellativo di grande evento, e la gestione straordinaria a questi riservata. E sempre l’esecutivo di centrosinistra volle la stessa etichetta e lo stesso meccanismo anche per il vertice intergovernativo italo-russo di Bari, nel 2007. Né Prodi omise di provvedere a mettere in moto la macchina della Protezione civile per più di un importante avvenimento religioso. In questa lista c’è l’«Agorà dei giovani italiani», svolta a Loreto nel 2007, le visite di Benedetto XVI ad Assisi (giugno 2007), Genova e Savona (maggio 2008) e Brindisi e Santa Maria di Leuca (giugno 2008, ma definita Grande evento già dal febbraio di quell’anno). Sempre il governo Prodi decide che l’esposizione delle spoglie di San Pio, nella primavera del 2008, è un «Grande evento» come l’Anno giubilare Paolino (2008) e l’«Incontro internazionale per la Pace» di Napoli del 2007. Anche il XXIV congresso Eucaristico nazionale, in programma l’anno prossimo a Osimo, sarà un «grande evento» per volontà del passato governo. Che in un’occasione fu persino costretto a fare marcia indietro. Successe a Napoli, a marzo del 2008. Il capoluogo partenopeo era fresco di assegnazione del Forum delle culture del 2013, Francesco Rutelli assegnò alla manifestazione l’ambito status. Ma fu costretto a revocare con decreto quanto già deciso, dopo aver constatato, seccatissimo, che Comune e Regione ritenevano di poter gestire il tutto senza alcun commissario straordinario. Una vera emergenza.