Quando Hollywood scende in trincea

«Cretini muniti di Remington» (Schmucks with Remingtons). Vate di questa sempiterna massima è Samuel Goldwyn, il grande vecchio della Metro-Goldwyn-Mayer. Corre l'anno di disgrazia 1928. Le Remington in questione non sono le sei colpi del western con Tom Mix, bensì le macchine per scrivere. E i cretini... be’, secondo i produttori di cinema non c'è cretino più cretino di uno scrittore, non solo di cinema ma anche di tutto il resto. Offensivo? Oltraggioso? Infame? Di certo non lo era nel '28, epoca allegra in cui gli attori mettevano bellamente il loro nome sui testi (chiamarli sceneggiature è ancora prematuro) dei film.
Fast forward numero 1: anno disgrazia 1988. Gli scrittori di cinema - con l'aggiunta di quelli della tv e della pubblicità - sono ancora dei cretini ma adesso lavorano ai computer Ibm e Mac e hanno un loro potente ordine/sindacato. Si chiama Writers’ Guild of America (Wga), e conta circa novemila membri (lo scrivente è tuttora uno di loro). Controparte del Wga è la Producers’ Alliance, una sorta di Confindustria di cine e tv. Con l’avvento della videocassetta e della globalizzazione, gli sceneggiatori reclamano percentuali più elevate sui diritti d'autore. Se si ferma quel cretino dello scrittore si ferma tutto il resto, dalla superstar con la roulotte a due piani all'ultimo elettricista immigrato clandestinamente dal Guatemala. Risultato: picchetti, manifestazioni, boicottaggi, sei mesi di blocco totale della scrittura, paralisi completa di tutte le produzioni cine e tv, altri nove mesi di depressione produttiva dopo la fine dello sciopero, danno stimato all'industria attorno al miliardo di dollari (di allora).
Strana la vita dello scioperante della scrittura di cinema. Facendo il caso personale, in quell'anno di disgrazia ero uno sceneggiatore «emergente». Al terzo mese di sciopero tirai fuori dal cassetto la mia laurea in ingegneria meccanica e tornai al tecnigrafo per conto di un paio di architetti ebrei-iraniani specializzati in villette a schiera. Al quarto mese della depressione post-sciopero avevo iniziato una nuova linea professionale come traduttore dall’inglese. Un collega che conoscevo marginalmente si suicidò con una pallottola calibro 38. Persi il conto dei matrimoni che finirono giù per il cesso. Cinque colleghi cambiarono radicalmente mestiere. Uno tornò a fare l'allevatore di cavalli nel Wyoming. Un altro aprì una panetteria a Malibù. Un altro ancora finì nel carcere di Van Nuys per spaccio di eroina.
Fast forward numero 2: anno di disgrazia 2008. I cretini delle Remington di un tempo - questa volta muniti di supercomputer dual-core - sono di nuovo sul piede di guerra. Non così paradossalmente, le rivendicazioni di oggi sono una copia carbone di quelle di ottant'anni fa e anche di vent'anni fa: i diritti d'autore, questa volta sui nuovi medium digitali. Vale a dire dvd, dvx, cavo, satellite ecc. Il nuovo sciopero di Hollywood dura da due mesi. Non c'è fine in vista ma di sicuro c'è un sacco di gente già alla fame. Pezzi da novanta come George Clooney, Tom Hanks, Angelina Jolie si schierano per gli scrittori e lanciano anatemi contro i produttori. Lodevole? Certo, ma con un paio di piccole precisazioni.
Prima: sono costretti a farlo, tutti loro non solo continuano ad avere bisogno degli scrittori ma hanno a loro volta velleità autoriali. Seconda: è facile fare il garantista dall'alto di decine di milioni di dollari, di un esercito di gorilla e di alcune ville alle Cayman o sul lago di Como da sbeffeggiare alla grande la «vita smeralda».
Quale futuro per questo sciopero? Lo stesso di quelli precedenti: briciole muffite ai cretini, la Saint Honoré agli altri. Hey, man, welcome to Hollywood!