Quando i Ds invitavano a non votare

Anna Maria Greco

da Roma

Non c’è feeling, semmai c’è stato, tra Avvenire e Piero Fassino. «Non», come non voto, è la parola-chiave del duello dai toni duri tra il quotidiano dei vescovi e il segretario dei Ds sul referendum per la procreazione assistita. Perché «non» è il termine unico ed eloquente che campeggiava nel manifesto con il quale la Quercia invitava i suoi elettori a disertare le urne due anni fa, al referendum sull’articolo 18. E ieri Avvenire l’ha riprodotto a tutta pagina, nel supplemento dedicato al referendum, con il titolo: «Tanto per ricordare...».
Fondo bianco, al centro tre lettere grandi e rosse seguite da un punto che chiude ogni discorso. E sotto, accanto al simbolo della Quercia Ds, le date di quel giugno 2003 con l’appello all’astensionismo: «Non (in rosso, ndr) votare un referendum inutile e sbagliato è un diritto di tutti: lavoratori e non (ancora in rosso, ndr)».
In fondo, lo stesso manifesto potrebbe servire ora alla Conferenza episcopale italiana che, per bocca del cardinale-presidente Camillo Ruini, ha invitato i cattolici a non esprimersi sui quattro quesiti che vogliono cambiare la legge 40. Per far mancare il quorum necessario a rendere valido il referendum. Né più né meno di quanto è successo per l’articolo 18, come voleva il partito-leader del centrosinistra. Il potere della Chiesa è grande e Fassino comincia a fare due conti e a temere che anche stavolta finisca così. E allora avverte: «Se non ci sarà il quorum daremo battaglia in Parlamento per cambiare la legge. Non considereremo la mancata validità del referendum una ragione sufficiente per considerare che la legge 40 deve restare così com’è. La vittoria del no sarebbe l’unica ragione per far questo. Se uno vuole che la legge resti così com’è deve avere il coraggio di andare a votare no».
Il coraggio. Insomma, oggi il leader Ds fa il tifo inverso a quello che lo animò nel 2003, punta il dito accusatorio contro gli astensionisti e insiste perché tutti, proprio tutti, vadano alle urne. Ma Avvenire diventa la voce della sua cattiva coscienza. «Ricordi, Piero? - gli sussurra all’orecchio -. Solo due anni fa i Ds raccomandavano il non voto». E adesso, invece? «Un trucco, una furbata, un sabotaggio... Piero Fassino - prosegue il quotidiano della Cei - ha definito in molti modi la scelta di non votare ai referendum sulla procreazione assistita. Ma non gli è venuto in mente quello che aveva utilizzato solo due anni fa (e che qui riproduciamo) per indurre i militanti ed elettori della Quercia a disertare la consultazione - poi vanificata dal non raggiungimento del quorum - sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Distrazione? Provvediamo noi. Con un sorriso».
Il tono di sfida risponde alle tante critiche fatte dal segretario Ds all’episcopato, sceso in campo poderosamente per l’astensione. D’altronde, che Avvenire avesse deciso di non far cadere nel silenzio le accuse, ma di rispondere attaccando era chiaro da tempo. E non generalizzando, ma con Piero come obiettivo preciso.
Sabato scorso, ad esempio, a Fassino era dedicato l’editoriale di Marina Corradi. Stesso tono di incredula derisione, di presa in giro intrisa nel veleno. L’occasione era la dichiarazione del leader della sinistra in un dibattito televisivo: «Facciamo nascere più bambini». Frase scontata, secondo la Corradi, se pronunciata da un esponente del Movimento per la Vita o dal presidente Ciampi, preoccupato del calo demografico. E invece «strana» se viene da chi chiede 4 sì ai referendum, parlando di «embrioni sovrannumerari» da sacrificare per una ricerca che, scrive la Corradi, «non è innocua: occorre prenderli, questi embrioni, e farli a pezzi». Per Avvenire, meglio l’astensionista Francesco Rutelli, leader della Margherita, che si preoccupa sì di far nascere più bambini, ma dicendo che «non si fa oggi tutto ciò che si potrebbe per dissuadere le interruzioni di gravidanza». Per arginare gli aborti, aggiunge l’editorialista, ci vuole una «organica politica per la famiglia».
Anna Maria Greco