Quando i falchi fanno guerra ai piccioni

Solenne, quasi ieratico quando si alza in volo, ma sempre nobile ed elegante anche quando si posa e dà uno sguardo ammirato - come dargli torto? - all’antico castello di Rapallo: il falco pellegrino che è stato chiamato, con altri suoi simili, dall’amministrazione comunale della città del Tigullio per cacciare (o scacciare, che va bene lo stesso) piccioni, tortore, colombi e affini, ha fatto il suo dovere senza rinunciare a qualche pausa dedicata all’appagamento estetico. I risultati in termini di pennuti da sloggiare al più presto, come si augura il Comune per far cessare lo scempio igienico-sanitario provocato dal guano degli invasori con le ali, si conosceranno solo fra qualche settimana. In compenso, sono già esplose, e sono destinate a rivitalizzarsi con l’arrivo delle squadriglie di falchi, le polemiche da parte di chi vede di cattivo occhio l’iniziativa decisa dalla giunta comunale.
I primi a protestare sono stati gli esponenti della Lipu, la Lega protezione uccelli, col delegato genovese Aldo Verner, stimato veterinario, il quale ha fatto presente come i piccioni si debbano considerare specie protetta e, quindi, non cacciabile in ambito urbano. In questo senso, l’amministrazione rapallina potrebbe essere denunciata per maltrattamento di animali. Altri fulmini sono stati scagliati su sindaco e assessori da Rifondazione comunista che, al di là di possibili implicazioni legali, ha giudicato costoso e sostanzialmente inutile l’intervento dei falchi: «Se anche riuscissimo a sfrattarli - ha spiegato il capogruppo Riccardo Cecconi - rischieremmo di trovarci a fare i conti con altri pennuti non meno invasivi». Qualunque riferimento a sigle di movimenti politici locali deve intendersi puramente casuale.