Quando i fallimenti parlano genovese

Non l’hanno fatto apposta, giurano adesso. Ma è impossibile non pensare a una sorta di accostamento obbligato, subliminale ancorché involontario, nel prendere la decisione. Insomma, vallo a spiegare come mai gli organizzatori - Avvocati, Dottori commercialisti, Ragionieri - nel preparare il convegno «Gli organi del fallimento» hanno pensato subito a Genova come sede naturale dell’evento. Senza contare che i temi principali trattati dai relatori sembrano mutuati dalla perfidia delle Iene e dalle tapirate di Valerio Staffelli. A cominciare da quel ragionamento sui «Conflitti tra gli organi e le responsabilità», trattati ieri nella prima sessione dell’assise nazionale, per passare attraverso «Il programma di liquidazione» (del centrosinistra di lotta e di governo?) e arrivare finalmente al «Comitato dei creditori» che, per un’amministrazione indebitata come quella genovese, fa pensare solo a un esercito di postulanti in attesa fuori dall’ufficio del sindaco Giuseppe Pericu e del suo ministro del Tesoro Luigi Liccardo. Un’altra conferma che, andreottianamente parlando, «a pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca» è inserita nel cartoncino d’invito. Che recita: il seminario, in corso anche oggi ai Magazzini del Cotone, «gode del patrocinio del Comune». Chi ne potrebbe dubitare? I cittadini genovesi no di sicuro. Che ora sanno perché il prossimo convegno ospitato a Genova sarà dedicato alla bancarotta.