Quando i mobili e le ceramiche erano in modernismo romano

Uno stile di breve durata che ebbe tra i suoi esponenti Cambellotti

Un tetto di legno inghirlandato da un tralcio di spighe di granturco dà riparo a due coppie di colombi e a una giovane padrona di casa. È la copertina fortemente simbolica disegnata nel 1908 da Duilio Cambellotti per il quindicinale di estetica, decoro e governo dell’abitazione moderna «La Casa» che segue di alcuni anni l’uscita di «Novissima», album annuale del rinnovamento letterario italiano. Ideatore di entrambe è Edoardo de Fonseca, mirabile figura di intellettuale-imprenditore che ospiterà nelle pagine delle sue riviste le idee nuove di alcuni vivaci talenti che seguono i principi dell’Arts&Crafts inglese e della Secessione viennese. Il loro contributo alle arti applicate in Italia è noto come Modernismo romano, fenomeno stilistico di breve durata che una mostra al Museo Boncompagni evidenzia esponendo fino al 10 febbraio alcuni lavori dei suoi protagonisti. Innanzitutto quelli di Duilio Cambellotti, genio poliedrico delle arti, teorico del socialismo umanitario, e quelle del suo amico fraterno Alessandro Marcucci, artista-pedagogo, cognato del più noto Giacomo Balla. Entrambi posero il sistema educativo a fondamento della loro ideologia estetica, e l’arte a servizio della formazione individuale e della crescita sociale complessiva. Insieme a Vittorio Grassi, Umberto Bottazzi, Aleardo Terzi, Nino Bertoletti, teorizzarono funzionalità e semplicità negli arredi progettando abitazioni rivolte a elevare culturalmente e materialmente l’individuo. I materiali in mostra: mobili, ceramiche, vetrate, illustrati dalle note studiose Irene de Guttry e Maria Paola Maino, si distinguono per la forte impronta artigianale nell’esecuzione e per il vivo impegno sociale espresso nella figurazione. Sorprendono, i manufatti di Cambellotti la cui durezza delle forme contrasta col sinuoso liberty allora in voga conservandone tuttavia la grazia decorativa; la semplicità estrema dei banchi creati da Marcucci per le Scuole dell’Agro, e l’eleganza dei piatti di Bottazzi, consulente artistico e animatore fino al 1932 della Scuola Professionale Femminile «Margherita di Savoia» a Roma, a cui è dedicata una sezione a parte che propone arazzi e ricami frutto delle sperimentazioni didattiche di segno modernista.
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Il Modernismo a Roma (1900 - 1915) tra le riviste «Novissima» e «La Casa». Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti Decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX. Via Boncompagni 18. Ingresso libero. Orario: 8,30-19,30 da martedì a domenica. Fino al 10 febbraio.