Quando i politici passano da una sponda all’altra

Leggo, oggi, nelle pagine genovesi due lettere ironiche sul caso «Monica Puttini». Non conosco la dottoressa che, peraltro, ricordo benissimo candidata pugnace nel collegio elettorale di Voltri-Arenzano, ecc. in competizione con quel vecchio marpione di Lorenzo Acquarone (che risultò, ahinoi, vincente). Aggiungo di ignorare le tortuose vicende che l'hanno portata a riallacciare i rapporti con il «robusto» (si fa per dire!) Monteleone e a farsi «catapultare» quale Assessore alle Istituzioni scolastiche in Provincia (dove, guarda caso, un'ottima insegnante di Storia dell'Arte, esperta di Tutela dei Beni Ambientali, Annamaria Dagnino, in quota ai DS, è stata dirottata ai Trasporti, in barba ad ogni principio di sana e regolare competenza).
In linea di principio concordo con l'ironia espressa dai sigg. Giovanni Murchio e Gianfranco Botto. Temo però che si debba fare un discorso che vada oltre le persone (anche se poi è difficile ignorare che di casi personali si tratta!). Mi pare infatti - se non sbaglio - che un certo professore universitario, residente in quel di Recco, esercitante, per lo meno fino a poco tempo fa, funzioni dirigenziali in un circolo che ha come riferimento (a livello nazionale) Marcello Dell'Utri, si sia candidato con i socialisti legati al centro-sinistra, conseguendo (insieme a loro tutti) un modestissimo risultato di consensi, nonostante il rilievo dell'ufficio universitario ricoperto. Non lo cito per nome e cognome perché, non essendo del tutto sicuro, non vorrei cadere in un eventuale equivoco di omonimia.
A parte questi due casi, lo devo confessare, a me fece particolare impressione la perdita (non per il centrodestra) ma per Forza Italia dell'ex-consigliere comunale, prof. Franco Bampi che, a suo tempo, da solo, praticamente, fra le fila dell'opposizione, tenne testa alla giunta Sansa. La sconfitta di Sergio Castellaneta ad opera della (taroccata) intraprendenza di Beppe Pericu, gli tolse le possibilità di continuare ad esercitare la sua vigile azione. Approdò poi al Mil dove tuttora svolge la sua azione politica per l'Indipendenza della Liguria.
Ora, questa emorragia dà da pensare. È vero in politica le personalità ballerine sono molte e occorre cautelarsi contro le medesime. C'è però altresì da chiedersi se certe dirigenze non abbiano qualche tratto visibile di sclèrosi. Questa malattia «dirigenziale» è una delle tentazioni più forti per i soggetti che fanno politica ad un certo livello e si sono venuti via via abituando al facile esercizio del potere (nel senso che sono venuti negando, quale gruppo di gestione, il principio della sana e libera concorrenza, all'interno del partito o movimento stesso. Date le regole, entro queste la contesa è inevitabile). O esiste, dunque, una specifica, equilibrata, capacità di integrazione nei confronti dei nuovi soggetti politicamente emergenti oppure le fughe (sia per ragioni ideali sia per bassa utilità) risulteranno inevitabili.
Non vorrei che fosse questa una delle cause che, poi, alla conta dei voti, ne fa sempre mancare qualche migliaio e impedisce di vincere. Forse l'emorragia (indipendentemente dai giudizi emotivi e/o utilitaristici verso i «fuggitivi») deriva da qualche insufficienza politica cui occorre dare rimedio.
Mantengo la mia convinzione, maturata nel tempo, che sciocchezza aver perduto una persona con la capacità di lavoro politico di Franco Bampi!
Ricordo che chi scrive non fa parte del Mil ne è in attesa di essere, da tale movimento, inserito in qualsivoglia carica interna ed esterna.




Chiarisco subito, caro professor Papini: sono d’accordo nel prescindere dal caso particolare e, soprattutto, nell’evitare processi alle intenzioni. Che restano nobili fino a prova contraria. E la prova che potrà dare il neo-assessore Monica Puttini in Provincia sarà una sola: quella di operare al meglio nell’interesse dei cittadini, che siano elettori di destra, di centro, di sinistra e persino astenuti. Senza spirito di rivincita nei confronti degli ex amici. C’è da chiedersi, invece, come fa giustamente Lei, Papini, se la trasmigrazione da uno schieramento all’altro sia sempre figlia del trasformismo, o piuttosto, almeno in qualche caso - mi auguro sia anche il caso di Monica Puttini - di una reazione (comprensibile, e magari non giustificabile) alla mancata capacità di «tenuta» da parte dello schieramento originario. È un motivo di riflessione che giro volentieri ai politici di mestiere e agli organizzatori del consenso. Parafrasando Agatha Christie «alla genovese»: Bampi è un indizio, Puttini è un indizio, ma la regola - il salto della quaglia? - è una prova. E la colpa non è sempre e solo della quaglia.
Ferruccio Repetti