Quando i politici si cambiano i ruoli

Leggo che Giulio Tremonti, ministro dell’Economia di un governo liberale, ha riscoperto il socialismo. Ironizza con chi si affida al «Dio mercato», sberleffa il liberismo col nomignolo di «mercatismo» e invoca la presenza pubblica nell’economia.
Luigi Einaudi non può che rivoltarsi nell’avello, ma al suo posto si fa avanti Michele Salvati che, con parole degne del grande liberale, rimprovera a Tremonti «un confuso interventismo».
E chi è Michele Salvati? Un socialdemocratico dichiarato. Un ex deputato dei Ds, fervido sostenitore del partito di Walter Veltroni. Sul Corriere della Sera ha preso le distanze da Tremonti perché mescola «Stato e mercato, politica e impresa». Ossia, tutto quello che la sinistra cui appartiene ha sempre fatto. È il mondo alla rovescia.
Neanche il tempo di riprendermi che il ministro, Umberto Bossi, annuncia il ritorno dell’Ici col federalismo fiscale. L’Ici, la tassa appena abolita dal governo di cui fa parte! Bossi inneggia poi alla regionalizzazione dell’Italia prossima ventura e nell’entusiasmo si dice pronto a cedere la propria ministerial poltrona a Pierferdy Casini se voterà la riforma.
E chi è Pierferdy? Lo stesso che ora sta ufficialmente contro la Casa della libertà e che nei cinque anni precedenti le ha fatto ogni genere di sgambetto: incrociato, carpionato, laterale, alla traditora. Da non capirci più nulla.
Mica è finita, però. Mentre il centrodestra fila compatto, a torto o a ragione, verso la devolution, due signore del governo la bocciano in materie primarie: scuola e turismo.
Mariastella Gelmini, coriacea titolare dell’Istruzione, denuncia il divario scolastico tra Sud e Nord. Scuole allo sbando nel Sud, accettabili al Nord. Come dire: altro che decentrare; qui ci vuole una sterzata centralista per riequilibrare.
Su questo, è piombata l’irruente Michela Brambilla, plenipotenziaria del Turismo. Dati alla mano, ha puntato il dito contro la pubblicità fai da te delle singole Regioni. Da quando nel 2001 - grazie al centrosinistra - sono responsabili esclusive della politica turistica, Francia e Spagna - nostre dirette concorrenti - ci danno la polvere. Le 21 microcampagne promozionali delle Regioni, incentrate sulle bellezze locali, non solo non hanno avvantaggiato loro, ma danneggiato il Paese nell’insieme.
«Dobbiamo imparare a vendere una sola Italia e non sprecare risorse», ha concluso la rossa sottosegretaria che è padana e, perciò, non sospetta di antifederalismo pregiudiziale. A destra e a sinistra c’è molta confusione sotto il sole d’agosto. Confidiamo nelle brezze d’autunno.