Quando i romani mediavano tra i bellicosi indigeni

L'accordo giuridico tra Genuati e Veturii fu inciso su una lastra in bronzo depositata al Senato di Roma e una copia fu data ad ognuno dei contendenti. E una delle due copie, fu trovata casualmente da Antonio Pedemonte nel 1506. Ecco la traduzione dei punti salienti del testo: «Quinto e Marco Minucii, figli di Quinto, della famiglia dei Rufi, esaminarono le controversie fra Genuati e Viturii in tale questione e di presenza fra di loro composero. Stabilirono secondo quale forma dovessero possedere il territorio e secondo quale legge si stabilissero i confini... In base alla sentenza fu giudicato: esiste un agro privato del castello dei Viturii - L'agro privato di 700 ettari in Val Polcevera include la conca di Langasco, la località Campora, parte di Campomorone, di Pietralavezzara e la zona di Mignanego ndr - il quale agro possono vendere ed è lecito che sia trasmesso agli eredi. Questo agro non sarà soggetto a canone...Sembra opportuno che i castellani Langensi Viturii debbano avere il possesso e il godimento dell'agro che giudichiamo essere pubblico. (Gli oltre 3000 ettari di agro pubblico comprendevano parte di Pontedecimo e le frazioni polceverasche di Larvego, Caffarella, Isoverde, Gallaneto, Cravasco, Paveto e Cesino ndr). Per questo agro i Viturii Langensi diano, quale contributo, all'erario di Genua ogni anno 400 Vittoriati (moneta argentea romana con la testa di Giove sul dritto e l'immagine della Vittoria sul rovescio ndr). Se i Langensi non pagheranno questa somma...saranno tenuti a dare ogni anno all'erario di Genua la ventesima parte del frumento prodotto in quell'agro e la sesta parte di vino».
La sentenza regolò anche lo sfruttamento dei pascoli comuni e dei boschi, in cui sia Genuati, sia i Langensi poterono allevare ovini e caprini, raccogliere legna, oltre che pescare nei corsi d'acqua dell'agro. Genuati e Veturii raggiunsero un compromesso che garantiva ai liguri delle zone interne lo sfruttamento agricolo e la vendita dei prodotti, e permise ai Genuati di servirsi delle zone boschive per il legname, usato nelle costruzioni navali. Gli storici sottolineano, inoltre, che la sentenza si era basata su norme di diritto locale, secondo l'antica organizzazione federale delle comunità rurali, strette attorno a Genova. I magistrati romani svolsero solo il ruolo di arbitri e non di giudici, rispettando il rapporto federativo tra Genova e Roma. Ogni anno, a settembre, si svolge a Pontedecimo il Palio della Tavola Bronzea per commemorarne il ritrovamento, con mostre-mercato, gare di tiro con l'arco, corse a cavallo con la lancia e sfide agonistiche tra i comuni polceveraschi, seguite dal tradizionale corteo storico. Per informazioni ci si può rivolgere al Comitato della Tavola Bronzea in via Antonio Medicina 22 - Comune di Serra Riccò, tel. 010/751981/751442, oppure al Settore promozione della città del Comune di Genova in via Sottoripa 5, tel. 010/5574236.