Quando Indro scrisse "siamo tutti istriani"

Oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, quattro copertine storiche (settembre-ottobre 1975) del <em>Giornale</em> diretto da Indro Montanelli

Oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, quattro copertine storiche (settembre-ottobre 1975) del Giornale diretto da Indro Montanelli.

di Mario Cervi

Due gemme montanelliane spiccano in queste pagine. La prima («Con la scusa del Fato») è dedicata a un discorso di Aldo Moro. Discorso nel quale era ventilata la possibilità d’associare il Pci alla maggioranza e che era improntato, come in generale quelli dello statista democristiano, alla rassegnazione. «Calvinista a rovescio, invece che nella predestinazione alla Grazia egli crede nella predestinazione alla Disgrazia, di cui si considera insieme qualificato profeta e benevolo esecutore». L’avanzata comunista pareva a Moro inarrestabile, fatale. Quest’uomo intelligente, al quale vengono retrospettivamente accreditate tante intuizioni, non ebbe nemmeno per un momento il sospetto che il comunismo fosse in agonia.

La seconda gemma s’intitola «Siamo tutti istriani» e riguarda la formalità internazionale con cui la situazione di fatto della Venezia Giulia divenne anche situazione di diritto. La zona A restò all’Italia, la zona B alla Jugoslavia. Fu un epilogo prevedibile e previsto, benché tanti profughi dalle terre perdute sperassero altro, e poi accusassero il governo italiano di cedimento. «C’è in questo rifiuto della realtà - scrisse Indro - qualcosa che ci induce al più profondo rispetto... Il trattato che sta per essere approvato dal nostro Parlamento non è giusto ma è necessario».