QUANDO INIZIARONO I DIVIETI

La normativa che disciplina l’arresto temporaneo dell’attività di pesca («fermo biologico») è operante in Italia con la Legge 278 del 1988, in applicazione della Legge 41/82 e del regolamento UE n. 4028/86, per tutte le imbarcazioni nazionali che esercitano nel Mediterraneo la pesca marittima con reti a traino o con reti volanti.
L’arresto temporaneo è stato applicato per ciascuno degli anni successivi al 1988, ad eccezione del 1991. Ogni anno è stato pubblicato un apposito Decreto Ministeriale per stabilire il periodo e la durata dell'arresto temporaneo; in molti casi i Decreti hanno previsto misure aggiuntive (e.g. «fermo tecnico») aventi la finalità di non vanificare gli eventuali benefici ottenuti con il fermo biologico.
Per le navi iscritte nei compartimenti marittimi delle Regioni a statuto speciale, Sicilia e Sardegna, l'attuazione dell'interruzione della pesca è disciplinata dalle rispettive disposizioni regionali e le eventuali misure sociali d'accompagnamento sono a carico dei rispettivi bilanci.
A partire dal 1993 l'arresto per le unità da pesca che operano nel Tirreno e nello Ionio, in alcuni anni è stato applicato a livello facoltativo (per impresa di pesca o per compartimento marittimo, a seconda degli anni), mentre per le marinerie adriatiche questa misura è sempre stata obbligatoria.
Nel corso degli anni la normativa sull'arresto temporaneo ha visto differenti modalità di applicazione per quanto riguarda la durata e la collocazione temporale, che sono variate a seconda delle aree geografiche interessate; anche le misure aggiuntive, adottate a partire dal 1990 (il «fermo tecnico», il divieto di pesca nella fascia delle quattro miglia o entro i sessanta metri di profondità in Adriatico), nel corso degli anni sono state di varia natura e sono state applicate secondo differenti modalità.