Quando gli insegnanti non sanno usare l’«acca»

Gentile Direttore, non mi sono meravigliata quando sul giornale di Genova del 24 febbraio ho letto l’articolo che riguarda quella maestra che non conosce l’uso del verbo avere e dell’apostrofo. È da anni che la scuola è a pezzi a causa di insegnanti impreparati. È la catena di Sant’Antonio che è iniziata dall’istituzione della scuola media unica (1962), scuola che accogliendo tanti ragazzi ebbe bisogno di tanti insegnanti, reclutati con lauree non specifiche o con studenti universitari, anche al primo anno, che poi con i corsi abilitanti entrano di ruolo ed il ’68 ratificò l’inizio di questo sfacelo.
I ragazzi continuavano ad essere vittime di questa situazione e poi quando tornavano come insegnanti nelle aule scolastice non avevano nulla da insegnare dal punto di vista formale e culturale ed umano. Io, come anziana insegnante di matematica in pensione, potrei scrivere un libro, scusi il termine, sulle «cazzate» dette dai maestri ai ragazzi sulla matematica e le scienze.
In queste poche righe ho denunciato ciò che è oggi la scuola, ricette per migliorarla in poco tempo non ce ne sono poiché la patologia è troppo estesa. Sarebbe auspicabile la presenza di tantissimi docenti che considerassero una scuola ed un insegnamento volti all’esaltazione degli intelletti e che della cultura, anche la più elementare, cogliessero l’essenza e la funzione, senza confonderla con l’impartire notizie che anch’esse sono importanti quando sono insegnate senza errori.