Quando l’abolizione dell’Ici era targata Rifondazione

Nel 2000 Bertinotti presentò una proposta di legge: «Trasformare un’iniqua tassa sul risparmio in una vera patrimoniale»

Stefano Filippi

Onorevole Franco Giordano, capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera, che ne pensa dell'annuncio di Silvio Berlusconi? «Parla dell'Ici, vero? Eh, mi aspettavo questa chiamata dal Giornale». Certo, perché il primo testo di legge presentato per abolire l'Ici sulla prima casa è targato proprio Rifondazione. Venti novembre 2000, proposta numero 7449, titolo «Norme per l'esenzione dell'Imposta comunale sugli immobili (Ici) sulla prima casa di abitazione», firmatario numero uno Fausto Bertinotti e dietro di lui 12 deputati del partito falce e martello. Eravamo agli sgoccioli della scorsa legislatura, Rifondazione era all'opposizione dopo il clamoroso strappo che fece cadere Prodi. La proposta fu assegnata alla commissione Finanze il 22 febbraio 2001, ma né il governo Amato né la maggioranza di centrosinistra spinsero sull'acceleratore, le elezioni incombevano e l'esame non cominciò mai.
Ma Rifondazione non esulta perché, una volta tanto, il premier fa una cosa «di sinistra». «Quella di Berlusconi è soltanto demagogia in malafede - protesta Giordano - una manovra elettoralistica perché non si può tagliare l'Ici in questo modo, tagliando i fondi degli Enti locali indiscriminatamente e strangolando i Comuni». In effetti, il meccanismo previsto da Rifondazione era diverso da quello che ha preso corpo oggi nel centrodestra. I bertinottiani prevedevamo di eliminare l'imposta sulle prime case non di lusso (venivano cioè escluse le categorie catastali A1, A8 e A9) e per i redditi medio-bassi, e contemporaneamente davano ai Comuni la possibilità di elevare l'aliquota sugli immobili sfitti da oltre un anno, sui fabbricati e le aree fabbricabili, e di aumentare i trasferimenti dello stato ai Comuni.
La relazione accompagnatoria calcolava dettagliatamente gli introiti dell'Ici: sei anni fa il gettito lordo, pari a 17mila miliardi di lire, sarebbe stato decurtato di 4.376 miliardi, circa il 25 per cento, più o meno la stessa proporzione di oggi. Una sforbiciata che non preoccupava affatto: «Non si tratta di una proposta demagogica - scriveva Rifondazione nei materiali inviati a tutte le federazioni regionali e provinciali - in quanto l'ammontare non rappresenta la voce principale dell'intero gettito Ici». E più avanti: «Cambiare si può e in direzione dell'equità sociale e della redistribuzione del reddito reperendo le risorse a cominciare da chi possiede grandi patrimoni e dalla lotta all'evasione fiscale. L'Ici si trasforma da un'iniqua tassa sul risparmio, come è oggi, in una vera imposta patrimoniale».
Dunque Rifondazione voleva introdurre una patrimoniale mascherata come reazione all'esenzione totale dell'Irpef sulla prima casa contenuta nella finanziaria 2001 varata dai ministri economici Visco e Del Turco, non da Tremonti. E oggi è paradossale che la sinistra si scagli contro una misura che ha propugnato per anni. Lo stesso Bertinotti, ieri sera a Porta a porta, si è limitato a dichiarare che Berlusconi «giunge fuori tempo massimo e che ora la questione è strumentale», non che il suo obiettivo sia irraggiungibile.
«I “coglioni” del centrosinistra comunicano all'esternatore, onorevole Silvio Berlusconi, che anche nella proposta sull'Ici il premier è arrivato terzo», ironizza la Velina rossa, vicina ai Ds e in particolare a Massimo D'Alema. Prima di Berlusconi era stato Gianfranco Fini a lanciare la riduzione, e prima ancora l'Unione l'ha inserita nello sterminato programma, sebbene nascosta in poche righe a pagina 180.
Ma è proprio contro la timidezza di Prodi, dei Ds e della Margherita che se la prende Rosso di sera, la cosiddetta «Velina rossissima» perché vicina a Rifondazione, che esce dal coro di quanti definiscono impossibile la riduzione. «Bisogna ammetterlo. Dal punto di vista mediatico Berlusconi che, guardando dritto negli occhi il telespettatore, propone di abolire l'Ici sulla prima casa è un coupe de theatre che ha lasciato tutti di stucco». Perché, «al contrario di ciò che viene detto in queste ore nel centrosinistra (mentre i Comuni paiono più cauti a riguardo) è una cosa fattibile» sebbene - sostiene Rifondazione - non nei termini ipotizzati dal premier.
«Il centrosinistra - conclude Rosso di sera - non può cavarsela dicendo che è impossibile. Rifondazione al tavolo dell'Unione ha proposto di inserire l'abolizione dell'Ici sull'abitazione di residenza. Quella proposta non è passata. E oggi forse qualcuno si sta mordendo le mani».