Quando l’aguzzino buca lo schermo

Se ne parla male. Ma se ne parla tanto. Fascismo e nazismo sono evocati con i più svariati pretesti e nelle più svariate occasioni. Erich Priebke, che agli ordini del colonnello Kappler partecipò alla strage delle Fosse Ardeatine, è stato invitato a presiedere la giuria per l’elezione di una miss. Nell’Abruzzo forte e gentile qualcuno ha pensato di ricostruire meticolosamente la liberazione di Mussolini, a opera dei tedeschi, dopo l’8 settembre 1943: lo si è fatto, con una vera e propria recita, in quell’hotel di Campo Imperatore dove il deposto dittatore fu tenuto prigioniero.
Il fascismo e il nazismo «tirano». Lo sanno i registi e gli attori che ci hanno sguazzato, con esiti a volte eccellenti e a volte deprimenti. Lo sanno gli editori. Per Rizzoli curai a suo tempo alcuni «album» - prevalentemente fotografici ma con un testo abbondante - dedicati a importanti personaggi ed eventi. Quello su Mussolini vendette molto più degli altri. Si depreca, con la fronte aggrottata, il regime liberticida, ma lo si utilizza. In effetti Meuccio Ruini o Ivanoe Bonomi o anche Ferruccio Parri non «bucano» lo schermo della storia e nemmeno quello della televisione. Il Duce invece lo buca, eccome.
Tutto questo spiega esaurientemente la predilezione - nelle librerie, nei palinsesti televisivi, nei set cinematografici - del fascio littorio e della croce uncinata. Ma un paio di cose, in questo filone nostalgico, restano misteriose. Perché mai il nome di Priebke è stato coinvolto in un concorso di bellezza? Il novantenne ex ufficiale delle Ss ha accettato, e non me ne stupisco troppo: questi ultimi anni della sua lunga esistenza non debbono essere molto vari. Ma per quale perversione mentale si è voluto avvicinare una immane tragedia del passato, e il sopravvissuto che abbiamo tra noi, alle futilità del presente?
Secondo interrogativo. È mai possibile che una notiziola minima riguardante Priebke scateni con pavloviana puntualità i toni d’una polemica apocalittica, espressi con un lessico che quasi esclusivamente a questa tematica è riservato? Al «caso Priebke» ci dedicammo, Montanelli e io, non per difendere un uomo che aveva accettato d’essere, sia pure per rappresaglia, uno spietato boia, ma per sottolineare l’ingiustizia da lui subita. Assolti nel 1948 gli altri ufficiali che erano alle dipendenze di Kappler, lui, contumace in quel processo, è stato condannato all’ergastolo dopo oltre mezzo secolo. Ma non c’è verso, nell’Italia che ha messo in libertà tutti i terroristi d’ogni colore, per questo vecchio soldato non c’è pietà.