Quando l’arte è un business sicuro

L'arte è un business? Non solo questo, ovviamente. Ma se il crescente interesse per l'arte si percepisce nel moltiplicarsi di mostre ed eventi, altrettanto significative sono le cifre da capogiro di aste e quotazioni e lo sviluppo delle fiere di settore. Mentre Basilea, Parigi e Francoforte continuano ad essere punti di riferimento nel mercato internazionale dell'arte, l'Italia non resta in disparte con gli appuntamenti di Bologna, Torino e Milano (solo per citarne alcuni) e la Liguria non manca all'appello con la terza edizione di «ArteGenova». Una cinque giorni (da giovedì 22 a domenica 25 febbraio dalle 10 alle 20; lunedì 26 dalle 10 alle 13; ingresso 8 euro, ridotto 4 euro) all'insegna della consolidata formula della fiera-mercato.
Occasione di confronto e incontro fra galleristi, artisti, critici, editori, appassionati d'arte, neofiti e, naturalmente, collezionisti. Ma, soprattutto, momento che riflette le tendenze e l'andamento del mercato dell'arte, che dalla metà degli anni '90 ha conosciuto una nuova âge d'or. Parola di Nicola Rossi, Amministratore Delegato di NEF (Nord Est Fair) promotore di «ArteGenova» e delle fiere di Padova, Bari, Firenze e Parma, che ricorda come «in parallelo alle crisi della borsa, si è verificato un aumento degli investimenti nell'arte.
Volendo fare un paragone, le opere di artisti storici, quali De Chirico o Fontana, vantano la sicurezza dei bot. Nel contemporaneo, alcuni nomi equivalgono a titoli azionari forti - basti pensare all'aumento del valore delle opere di Chia o Boetti - mentre quelli più a rischio, i giovani, sono investimenti misurati che col tempo possono rivelarsi felicissimi». E «ArteGenova», forte della sua posizione privilegiata - tra Lombardia, Piemonte, Emilia e Francia - promette di crescere di anno in anno, riflettendo già questo trend.