Quando l’arte s’innamora della matematica

«Non entri chi non è geometra», epigrafe all’ingresso dell’accademia platonica. Geometria e aritmetica nel mondo delle Idee di Platone. Ma il primo filosofo a costruire un sistema di pensiero basato sul numero fu Pitagora, che lo considerò fondamento ontologico della natura: «il mondo intero è armonia e numero». Numero e filosofia, ma non solo. Numeri e arte, in epoca più recente: a questo binomio il palazzo delle Papesse di Siena dedica la mostra Numerica, aperta fino al 6 gennaio 2008. La rassegna parla del numero come rappresentazione grafica, cifra disegnata; delle forme simboliche che ha vestito nel corso del Novecento. Il numero come soggetto di dipinti, sculture, fotografie, video: il campionario delle forme visive del secolo scorso. Cifre che non rispondono alla domanda «Quanti?». Soltanto segni grafici con valore iconografico assoluto.
C’è innanzitutto il futurismo, dove il numero scopre la prima autonomia artistica. Boccioni che scrive «6943» al centro della tela Stati d’animo I: gli addii, numero del motore di una locomotiva, tra sbuffi colorati, volute verdi massicce, dinamiche. Movimenti irrefrenabili. O Balla che nei Numeri innamorati elegge le cifre a elementi portanti di uno spazio-macchina funzionante grazie al numero-ingranaggio. I numeri entrano nelle opere d’Oltreoceano, in Charles Demuth, Robert Indiana, Jasper Johns, con icastica grandezza, figure dominanti, esempi di Pop Art americana.
Nella mostra l’argomento «numeri» si declina in varie forme. Quella ludica del dado, che Cildo Meireles racchiude in una scatolina per gioielli, oggetto simbolo dell’aspirazione a un futuro di fortuna. Poi la dimensione del numero come elenco, a cui si dedica Ignasi Aballì nel suo ciclo Llistas, del 2004. Lunghe liste numeriche di ritagli di giornale (12 meses, 13 minutos, una semana...), incolonnate una dopo l’altra, per saturare gli occhi del «regno della quantità», il mondo di oggi. Roman Opalka, invece, misura il «tetto dello spazio-tempo di un’esistenza». E cioè? Da più di 40 anni Opalka lavora all’opera 1965/1-infinito: in una serie di tele l’artista trascrive il conteggio dei numeri, a partire da 1, in bianco su sfondo scuro. Un’opera potenzialmente infinita. Destinata però a interrompersi prima di 88888888, otto volte la cifra 8. Perché servono troppi anni per raggiungerla. E la vita umana non è infinita, come i numeri.