Quando l’editoria dà soddisfazioni

L’editoria, si sa, a volte riserva curiose sorprese. Milano, che da sempre dell’editoria è la capitale, ne ha viste tante nella sua storia. L’ultima si chiama Satisfiction: una rivista milanese di «testa» e di «braccia» (l’ha ideata e realizzata il giornalista e scrittore Gian Paolo Serino) che si presenta come il primo free press culturale d’Italia - ma forse anche di più - e soprattutto la prima rivista di critica letteraria che rimborsa i libri consigliati. In pratica: io scrivo di un libro dicendoti che è bello, vale il tuo tempo e il tuo denaro, se però non ti piace, hai diritto ad avere indietro, se non il tempo, almeno i soldi. La redazione è talmente persuasa di quello che consiglia che è pronta a rimborsarti il prezzo di copertina.
L’idea, che fino a poco tempo fa era «confinata» nel sito internet di Serino (http://satisfiction.typepad.com), ora diventa una rivista cartacea: da un mese distribuita in 120mila copie gratuitamente nelle maggiori librerie italiane e all’interno di festival e saloni del libro, da oggi Satisfiction è in anche in edicola - solo in Lombardia - in allegato gratuito al mensile Kult. «Satisfiction è un progetto che non ha colore, i collaboratori appartengono a testate tra le più diverse, senza bandiere: le logiche commerciali delle case editrici non ci appartengono, l’unico interesse per noi è far circolare le idee. È vero: la nostra è un’utopia. Ma è un’utopia in 48 pagine formato tabloid», dice Serino. «Satisfiction nasce dalla passione di chi è convinto che la cultura sia entrare nel tempo senza vendersi ai poteri del tempo».
Ecco allora il primo numero di Satisfiction (il secondo uscirà il 20 gennaio): oltre alle recensioni «Soddisfatti o rimborsati» scritte da un gruppo di giornalisti culturali e critici letterari già «prime firme» di prestigiosi quotidiani e periodici nazionali, la rivista sfodera un saggio inedito di Jack London, del 1904, intitolato «Cos'è la vita per me», un racconto «dimenticato» di Luciano Bianciardi, un racconto inedito di Joe Lansdale e uno di Simon Ings, l’autore de Il peso dei numeri. E poi gli italiani: una «narrazione insolitamente erotica» di Marco Vichi, un saggio «televisivo» di Alessandro Zaccuri, scritti di Simone Sarasso, Gianluca Morozzi, Filippo Tuena, Davide Sapienza, Alessandro Bertante, Raul Montanari, Davide Brullo, Massimiliano Parente, Daniele Piccini e Valter Binaghi, e soprattutto una irresistibile «storia ucronica delle case editrici italiane», ovvero cosa sarebbe successo se... Giulio Einaudi avesse seguito i consigli liberali del padre, quella sera Bollati non fosse uscito a cena con Boringhieri e il vecchio Rizzoli avesse perso la scommessa col giovane Rusconi... Si sa: l’editoria, a volte, riserva curiose sorprese.