Quando l’idolo ribelle è un limone da spremere

Aveva trasformato la musica country nel blues dei bianchi, era una star prima che nascessero le rockstar e diede loro il cattivo esempio, consumato da alcool, pillole e droghe a 29 anni, sul sedile posteriore della sua Cadillac. Così morì Hank Williams, aprendo la strada all’estetica rock che racchiude in sé, nella morte giovanile, il gusto della trasgressione, della tragedia, del successo e del disastro. Williams morì l’1 gennaio 1953, quando i ragazzini vedevano ancora nei loro idoli i simboli di una rivolta positiva. Il r’n’r portò al rifiuto della società: dalla sfida ai valori dei padri fino all’autodistruzione. Una tendenza che non sarebbe mai più cambiata e che oggi, con Amy Winehouse, miete l’ennesima vittima. Per la rockstar l’autodistruzione in genere si chiama droga; quella droga che ti aiuta a superare la fatica della tournée o a non deludere le esigenze dei fan, oppure semplicemente che consumi perché sei viziato. «L’unico modo per sopravvivere suonando otto ore per notte era quello di prendere pillole», diceva Lennon agli esordi. E così oltre alle droghe tradizionali a San Francisco, grazie al guru Timothy Leary (prof espulso da Harvard per i suoi esperimenti) si produceva Lsd a ritmo frenetico, con cui, tra gli altri, rimase ucciso il sottovalutato Ron «Pig Pen» McKernan e fecero viaggi psichedelici senza ritorno decine di artisti; altri si annusavano fiale di nitrato di amile, altri ancora come il vulcanico batterista dei Who, Keith Moon, morirono dopo aver mangiato una bistecca, ingurgitando 32 pillole di Heminevrin, una medicina per alcolisti. Insomma il rock non era quell’«atterraggio nel Paradiso degli adolescenti» che molti si aspettavano dopo l’avvento del primo Elvis. L’idolo ribelle (non tutti, è chiaro) diventa presto un marchio commerciale, o il limone da spremere. «L’isolamento dei superdivi - scrive R’n’R Babylon - circondati da una muraglia di protettori a pagamento, si trasforma spesso in un invito irresistibile alla demenza». O al vizio. Il vizio che - con la morte - livella Jimi Hendrix (strangolato dal suo vomito dopo un cocktail di barbiturici anche se oggi si parla di omicidio) così come il glorioso leader dei Free, Paul Kossoff, o Tommy Bolin che creparono per overdose di eroina. Due giorni dopo la morte (per eroina) di Janis Joplin il polistrumentista Nick Gravenites disse: «Nel rock tanti usano droga e sono condannati a morte. Tu sai che moriranno e ti preoccupi solo di attutire il colpo quando arriva». Ma sia i fan che gli amici non ci riescono praticamente mai. Provate a chiederlo a quelli di Amy.