QUANDO L’INCHIESTA SMUOVE IL PALAZZO

È terminata la stagione autunnale delle inchieste di Report (domenica su Raitre, ore 21,30), in attesa che a marzo inizi una nuova serie di puntate come ormai è abitudine felice da qualche anno a questa parte. Inutile dilungarsi sui meriti di una trasmissione che si concede una preparazione talmente accurata delle proprie inchieste da richiedere mesi di lavoro, consuetudine in controtendenza rispetto al giornalismo «usa e getta» che va per la maggiore. Le righe di oggi preferiamo spenderle per segnalare che qualcosa si sta finalmente muovendo sul fronte del «dopoinchiesta», proprio nel momento in cui si erano levate da più parti legittime lamentele sullo sconfortante silenzio che di solito avvolge il lavoro di Milena Gabanelli e dei suoi validi collaboratori. Molti infatti i malvezzi pubblici e privati denunciati, con puntigliosa precisione, nel corso delle puntate che si susseguono stagione dopo stagione e che riguardano ogni colore politico delle nostre amministrazioni. Pochi invece, in rapporto alla sostanza e alla gravità delle storture mostrate, sia gli interventi della magistratura, della politica o di chi sovrintende alle strutture di cui vengono scoperte le gravi magagne. In Paesi dotati di maggiore spirito civico del nostro, di fronte alle inchieste di Report, scatterebbero dimissioni, interrogazioni parlamentari e il pronto supporto dei mass media. Qui da noi, tanto per fare un esempio, la trasmissione denuncia lo stato di abbandono delle nostre Ferrovie e i pericoli che tutti corriamo a causa della scarsa manutenzione dei mezzi e delle linee (circostanza tragicamente confermata da successive tragedie) e per tutta risposta l'azienda querela la trasmissione, la cita per danni e licenzia i ferrovieri che hanno consentito di documentare questi pericoli. Ora però qualcosa si muove, come ci ha raccontato l'ultima puntata di Report. Il nuovo amministratore delle FS, per esempio, ha riassunto i dipendenti. E l'onorevole Iannone di Forza Italia, in seguito a una recente inchiesta in cui venivamo informati della grande quantità di denaro confiscato ai malviventi che rimane congelato nelle casse delle banche o delle poste anziché essere recuperato per potenziare la disponibilità economica della macchina della giustizia, ha presentato una proposta di legge per la creazione di un fondo gestito dallo Stato e finalizzato alla pronta utilizzazione dei fondi sequestrati. Si è poi mosso anche l'Udc, con un emendamento alla finanziaria che propone di sbloccare questi fondi e smistarli per il lavoro delle Procure se dopo 5 anni nessuno li reclama. Sono buone notizie, finalmente. E venirle a sapere allontana la ricorrente sensazione che il giornalismo - persino quello migliore - serva a poco o a niente.