Quando l’olio serviva a tutto tranne che a condire

L’incredibile scoperta è avvenuta a Cipro, l’isola di Afrodite, ponte di passaggio fra Oriente e Occidente. La missione archeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche guidata da Maria Rosaria Belgiorno sta riportando alla luce dal 1998, a Pyrgos, sotto le case moderne del paese, il più antico frantoio che si conosca, vecchio di 4mila anni. Una mostra sui «Profumi di Afrodite e i segreti dell’olio» racconta questa storia affascinante ai Musei Capitolini fino al 21 settembre. Ma nell’antichità l’olio d’oliva, oltre al valore simbolico e sacrale, entrava nella dieta come oggi? «È una questione molto controversa - risponde la Belgiorno -. Mentre sono numerose le scoperte confermate da attestazioni scritte dell’uso dell’olio d’oliva per la preparazione di profumi, medicinali, offerte alla divinità, lampade, non ci sono ricette né prove dell'uso alimentare». Che si afferma più tardi, verso il primo millennio, con i Romani, che consideravano l’olio un alimento base e lo classificavano in base alla qualità. «Oleum ex albis ulivis», da spremitura di olive verdi (il cosiddetto onfacium adatto per i profumi), oleum viride, da spremitura di olive più mature, ma pregiato e usato per rituali religiosi, oleum maturum, da olive mature, per l’alimentazione, oleum caducum, di seconda scelta, proveniente da olive cadute a terra, e infine oleum cibarium, da olive appassite sul terreno, destinato all’alimentazione degli schiavi.