Quando l’onore va a ruba ma soltanto a parole

Mi scuso se la mia scrittura non sarà corretta come da vostra abitudine giornalistica ma sono un semplice cittadino, camionista di professione e stanco di leggere giornali e sentire telegiornali che sembrano più bollettini di guerra che altro. Sentiamo tutti i giorni di bambini abusati, maltrattati, violentati e uccisi, o anche abbandonati nel carrello della spesa come articoli indesiderati. Noto con grande dispiacere e un certo disgusto che non ci sono più valori, rispetto per la vita, per l’innocenza dei bambini e per le donne. Sono un ex sottufficiale dei paracadutisti della Folgore, quindi quando esprimo le mie personali considerazioni su fatti e avvenimenti che mi turbano ed elenco le soluzioni per me percorribili vengo immediatamente tacciato di essere «fascista». Ma perché? Solo perché credo che le leggi debbano essere applicate, le regole rispettate da tutti, solo perché ritengo che se un qualunque cittadino straniero nel mio Paese non lavora, delinque abitualmente, offende anche la mia religione bestemmiando il Dio nel quale credo e non il suo (sarebbe più coerente credo) debba essere rispedito a casa? Allora sarò anche «fascista», ma ai miei figli non insegno l’intolleranza ma dico che chiunque, italiano e straniero, non rispetti le regole, delinqua, e via dicendo non è degno di rimanere nel mio Paese. Ho servito con onore il mio Paese e ne sono orgoglioso, ma l’onore non esiste più, è solo un anacronismo che ormai appartiene solo a pochi e ritengo personalmente che pochi possono fregiarsi con tale titolo.

Eppure, da noi, l'onore va a ruba: pensi, caro Bernardi, ai quasi mille parlamentari che si fregiano del titolo di onorevole. Ai politici che sul proprio onore hanno promesso - in campagna elettorale - questo e quell'altro. Alle mille e mille «onorate carriere» dei boiardi di Stato e degli anguilloni del parastato. Pensi all'Onorata società. Dove c'è puzza si irrora onore a piene mani. Nella speranza che serva da deodorante. E il più delle volte funziona. A proposito di onore, lei sa certamente che alla caduta del fascismo, al quale falangi di funzionari, di professori, di magistrati, di deputati, di giornalisti e di iscritti al Pnf giurarono fedeltà «fino alla morte», uno solo, uno su milioni, non intese disonorarsi mancando al giuramento: Manlio Morgagni, fondatore e direttore dell'agenzia di stampa Stefani. Il suicidio è un atto estremo, d'accordo: però ci sono altri modi per testimoniare la propria fede alla parola data. E invece salvo Morgagni tutti gli altri cosa fecero? Si dichiararono antifascisti.
Anche in qualità di antifascisti gli ex fascisti non è che poi si siano dati un gran daffare. È sempre bastato loro indicare - con sdegno - nelle parole e negli atti di quanti sono allergici all'anarchia, al permissivismo e al sociologismo progressista il «rigurgito fascista» e il lavoro era fatto. Ma l'andazzo, caro Bernardi, ha i giorni contati e non poteva essere altrimenti perché è noto che per un certo tempo si possono prendere per i fondelli tutti e magari qualcuno per sempre, ma non si possono prendere per i fondelli tutti per sempre. In Francia un politico di nome Nicolas Sarkozy disse cose fascistissime (fascistissime per gli antifascisti in servizio permanente effettivo, ovviamente) come: «Voglio riabilitare il lavoro, l'autorità, la morale, il rispetto e il merito». Solo qualche anno fa sarebbe stato subissato di fischi, biasimi, censure e riprovazioni. È stato eletto a furor di popolo presidente della Repubblica. L'intendance (cioè noi) suivra.