Quando l’ultima stagione è la più creativa

Sabrina Vedovotto

A quasi dieci anni dalla morte una mostra, il museo Bilotti di villa Borghese dedica una mostra a Willem de Kooning. Non una grande retrospettiva, solo sedici le opere esposte, ma sufficienti per ricordare la sua ultima stagione creativa. L’artista olandese è da sempre considerato il maggiore protagonista europeo di quel movimento artistico che viene definito espressionismo astratto, che vede le proprie radici in America.
In questa mostra, dal titolo Willem de Kooning. Late Paintings, non vi è traccia di quel movimento, perché i lavori esposti raccontano gli ultimi anni di lavoro, quando, ormai già quasi ottantenne, l’artista si ritrova a voler compiere un percorso diverso, che da molti viene definito di astrazione lirica. Affatto diverso nello stile e nei significati, i lavori esposti, tutti di grandi dimensioni, narrano gli ultimi momenti di quella produzione che risultò essere, nonostante l’avanzata età, la più prolifica. Pare infatti che l’artista, negli anni Ottanta, realizzò un quadro al giorno, per un totale di circa trecento. Il suo vocabolario divenne diverso rispetto alle opere del passato. Inizia per lui un periodo di grande amore per Matisse, che ritroviamo in maniera palese in questi ultimi lavori. E che lo stesso de Kooning ammette di aver tenuto presente realizzando queste opere, ribadendo la propria stima per il pittore francese. I segni, che tanto caratterizzarono l’arte del suo primo periodo, sembrano perdersi in linee più armoniose. Ma è soprattutto la luce che in queste opere si evidenzia, grazie anche ai grandi spazi di tela non dipinti oppure dipinti di bianco. Bianco che diventa il colore principe, che è sinonimo di aria, di respiro, che nei suoi lavori precedenti difficilmente avremmo visto, tanto tesi verso una anarchia dei segni.
In queste opere si tratteggia una nuova maniera di dipingere, oltre che un diverso rapporto con il pennello stesso, non più teso verso il gesto veloce e confuso, ma invece aereo e delicato. Come dice Maurizio Calvesi, «al termine della sua lunga parabola il grande adirato ha voluto riconciliarsi, più che con il mondo, con la natura». Di notevole interesse, in mostra, una serie di riproduzioni fotografiche del periodo inerente il soggiorno romano di de Kooning. Foto divertenti, che più di ogni altro documento testimoniano la familiarità con la città, con i suoi abitanti, e soprattutto con i suoi amici romani, tra i quali ricordiamo Plinio de Martiis.
Info: www.museocarlobilotti.it