Quando la lettura sadomaso è vietata già nel titolo

V.M. 18 (Fazi, pagg. 491, euro 17,50) di Isabella Santacroce non è forse il più brutto libro che ho letto di recente, ma è il più deprimente. Centinaia di pagine dedicate a incesti, stupri, torture etc., suscitano pietà per questa scrittrice che sembra vivere a suo agio soltanto fra le atrocità. O forse è furba e si atteggia a dark lady per vendere qualche copia in più? Qualcuno ha parlato di echi della più atroce tradizione classica. Grave errore: gli antichi, accanto all’horror, avevano compensi aerei e Teseo aveva il filo di Arianna. L’Autrice no, le piace sguazzarci. Crea personaggi che soffrono di regressione anale. Sarà un caso che espressioni come «toccami il culo» e «leccatemi il culo» ricorrono non di rado nei suoi testi?