Quando la lingerie non va a canestro

Basta, tuona la ministra Melandri: non possiamo più tollerare che sulle passerelle della moda sfilino questi eterei zombi della taglia 38. Basta con l'uso demenziale del corpo femminile e con questi falsi valori dell'apparenza. Tutta Italia, da destra a sinistra, dal Sud al Nord, plaude all'unisono la valorosa presa di posizione: giusto, è ora di finirla, bisogna insegnare alle nostre ragazze che nella vita c'è dell'altro, oltre all'effimero mito del fisico.
Perfetto. Mentre tutto questo avviene, ecco un altro annuncio. Ancora donne, in questo caso le azzurre del basket. Con toni garruli, lanciano la campagna per richiamare l'attenzione sul loro sport derelitto e sugli Europei che si svolgeranno l'anno prossimo in Italia. Tanto per cominciare, subito una pensatona, incredibilmente nuova e rivoluzionaria: posano in lingerie su un mensile patinato. Geniale, come non averci pensato prima?
Sarebbe molto interessante, a questo punto, conoscere l'opinione della ministra sportiva anche sull'iniziativa delle nostre watusse. Scafata com'è, probabilmente direbbe che in fondo le azzurre stanno giocando. E come no: ridendo e scherzando, si spoglicchiano anche loro. Cioè cedono docili all'eterno ricatto che le Melandri da sempre combattono: strappare spazio, ruolo, importanza proporzionalmente ai centimetri di pelle concessi. Proprio un bel divertimento. Dice la Masciadri, una delle azzurre: «È il modo migliore per promuovere il basket». E aggiunge in modo abbastanza preoccupante: «Il servizio fotografico è solo il primo passo...».
Sono stupende, queste nostre dame. Tutta una vita a frignare perché questo mondo bastardo non le valuta per quanto valgono, ma per quello che esibiscono. Chiedono di contare per le doti spirituali, non per quelle fisiche. Pretendono rispetto. Poi, appena si cimentano con lo sport, lo sbraco: le signore della pallavolo, per anni, fanno a gara nel disegnare calzoncini sempre più prossimi al tanga, tenniste e nuotatrici non ne parliamo, adesso anche le cestiste giocano al gioco della cubista. Poi magari lanciamo pure grida di sorpresa se certe squadre arabe si presentano in campo, come all'ultimo Mondiale di volley, con il velo in testa. Ci chiediamo irridenti: da dove escono, direttamente dal Medio Evo? Nuova domanda: da dove escono le nostre vamp, direttamente da Penthouse?
Comunque, facciano loro. Se poi noi maschilisti porcelli andiamo alle partite del volley più che altro per ammirarle in ricezione, o preferiamo comprare il mensile patinato piuttosto che il biglietto ad un palazzetto del basket rosa, vediamo di non fare tanto chiasso. Questo sarà pure il bieco atteggiamento di noialtri depravati, ma è anche il ruolo che loro accettano, anzi euforicamente coltivano. Spoglia, spoglia: qualcosa resterà. Forse.
Ma poi guarda il caso: proprio mentre le emancipate campionesse d'oggi pietiscono attenzione denudandosi, un'antica signora di 97 anni cattura tutti i riflettori mettendo in ginocchio un governo con poche parole: «Tutta una vita mi sono battuta per la ricerca e per i giovani cervelli, cercando di convincerli a restare in Italia. Adesso non posso votare per chi taglia i fondi». È Rita Levi Montalcini. Magari in lingerie non è molto sexy, ma una donna che sa parlare così conserva un fascino irresistibile.