Quando il maniaco è lei: botte e 9.000 telefonate all’ex

«Bastarda, t... ti faccio vedere io, ti aspetto fuori, ti ammazzo, ti trincio con il coltello». Il linguaggio è quello tipico dello stalker, con eventuali variazioni sul trivio. Anche i gesti sono da manuale: una persecuzione massiccia e instancabile, fatta di agguati sotto casa e al lavoro, di pressioni psicologiche. Perfino di botte e telefonate, tante telefonate. La differenza, nel caso finito in tribunale a L’Aquila l’11 marzo scorso, è nel protagonista: il (presunto) maniaco finito sotto accusa in base alla legge voluta dal ministro Carfagna non è un uomo, ma una giovane donna, scatenata contro l’ex e la sua nuova compagna.
Clementina, 39 anni, è indagata come i due italiani arrestati ogni giorno da un mese a questa parte, quando il decreto anti stalking è entrato in vigore. Secondo il gip Giansaverio Cappa, la donna avrebbe perseguitato l’ex fidanzato con una impressionante raffica di telefonate minacciose, circa 9.000 in pochi giorni «di fatto impedendogli di lavorare e ponendolo in stato di ansia e timore». Le volte che il fidanzato si è azzardato a rispondere sarebbe stato travolto dagli insulti: «Bastardo, demente figlio di p..., ti ammazzo, ti accoltello, ti aspetto fuori dal lavoro». Minaccia che Clementina avrebbe poi davvero messo in atto, ma nei riguardi della nuova compagna che, uscita dal lavoro, si è vista di fronte la rivale. Uno scontro da «Ok Corral» che almeno una certezza sullo stalking al femminile la certifica: quanto ha violenza, non ha nulla da invidiare a quello praticato dagli uomini. «La colpiva con un calcio sulla gamba - scrive il giudice - e le afferrava la mano storcendogliela, cagionandole lesioni personali». Il tutto ovviamente condito da epiteti il più blando dei quali è «t..., il coltello ce l’ho qui, ti ammazzo».
Il giudice ora, applicando la nuova norma che ha già trovato applicazione in decine di casi in tutta Italia, ha ordinato alla donna di non avvicinarsi a casa e lavoro dell’ex e della sua nuova compagna. E naturalmente ora l’inchiesta andrà avanti. Clementina tra l’altro è partita al contrattacco e c’è da dire che al suo arco qualche freccia ce l’ha: un referto che parla di botte subite anche da lei e una serie di sms «al veleno» che la rivale le avrebbe inviato. Messaggini al vetriolo, in cui viene definita «tappa» o «nana», frecciate piene di crudeltà in cui la nuova compagna racconta dettagli intimi della vita con il suo ex «che tu non avrai più» e che «ora chiama me amore». «Il fenomeno dello stalking esiste ed è giusto punirlo - osserva Gianluca Racano, l’avvocato di Clementina - ma bisogna stare attenti a non farlo diventare un’arma per regolare i conti tra coppie scoppiate. In questo caso, la vittima è la mia assistita».