Quando il mare racconta in prima persona

«Uno zibaldone di cose vere e di cose inventate, mescolate assieme, tanto che alla fine è risultato del tutto difficile, anche per me che le ho scritte, stabilire quali siano le storie vere e quelle inventate o sognate»: definisce così il comandante Pro Schiaffino, con sottile ironia, il suo libro più recente, «Quando il mare racconta in prima persona», presentato giorni fa a Palazzo San Giorgio dal professor Decio Lucano, giornalista, editore e scrittore egli stesso, e da Danilo Cabona, uomo di comunicazione, responsabile delle relazioni esterne dell’Autorità portuale di Genova. E sono stati proprio loro a inquadrare nell’ambito adeguato - al di là di ogni enfasi che non è mai piaciuta all’autore - la serie di racconti che si estendono nel tempo e nello spazio, abbracciando una vita intensa trascorsa in mare e «col» mare, anche quando lo specchio d’acqua salata è quello che si vede davanti alla finestra della casa di Camogli, o quando, nel chiuso di una stanza o in coda in autostrada, si immagina di rivivere - come diceva Vittorio G. Rossi - «l’ebbrezza di una grande nebbia o di una grande tempesta, che solo il mare ti può dare». Certo, Pro Schiaffino, autore di tanti altri scritti sul tema, il mare può ben dirlo di averlo vissuto in prima persona, sulla propria pelle: in guerra e in pace, nelle piccole insenature e negli oceani, ma sempre con la voglia di capirlo, di affrontarlo a viso aperto, non di dominarlo anche se si ha in mano il timone di una nave e la sorte di un equipaggio. Anche per questo, la «licenza» che egli stesso vuol prendersi nel libro - «le storie vere, o solo sognate» - può ben essergli concessa. Anche perché Schiaffino racconta tante verità che ci fanno davvero molto, e molto intensamente, sognare.