Quando la meccanica diventa capolavoro

Il fascino dell'orologio diviene spettacolo, quando in pochissimo spazio si riescono a concentrare le più incredibili performance meccaniche. Stiamo parlando dei supercomplicati, un lusso che solo pochissime Maison possono permettersi e che costituiscono una ristrettissima nicchia produttiva. Negli ultimi anni abbiamo potuto assistere a diverse esemplificazioni di queste esercitazioni di tecnica, modelli che, spesso, si sono tradotti in esemplari unici semplicemente per dimostrare la propria appartenenza all'olimpo dell'arte orologiera. Infatti, per progettare, sviluppare, prototipare, eseguire, assemblare, testare e, poi, correggere orologi di questo tipo sono necessari da un minimo di tre, a un massimo di sette, otto anni di lavoro. Un esempio raro di longevità in questo campo è costituito dal "1735" di Blancpain, presentato nel 1998 e ancora oggi in produzione. Si tratta di un orologio dotato di movimento automatico con dispositivo tourbillon, che alle ore e ai minuti, aggiunge il calendario perpetuo (comprensivo delle fasi lunari), il cronografo sdoppiante e la ripetizione minuti: i componenti sono ben 740, racchiusi in un meccanismo di 31,5 mm x 11 mm. Più recentemente, nel 2004, è stata Jaeger-LeCoultre a proporre un vero prodigio, il Gyrotourbillon I, capace di riunire le indicazioni di ore, minuti, riserva di carica, calendario perpetuo ed equazione del tempo. La vera punta di diamante del modello, comunque, è il tourbillon volante costruito da una doppia gabbia dal peso di appena un terzo di grammo (ben cento i componenti): essa comprende una parte esterna ultraleggera che compie un giro sul proprio asse in 60 secondi e una interna che compie un giro su se stessa in senso ortogonale a quella esterna.
Citiamo, infine, l'ultima prodezza di Franck Muller, lanciata lo scorso anno: l'Aeternitas che offre ore, minuti, calendario perpetuo su 1000 anni, equazione del tempo, fasi di luna, tre fusi orari, cronografo sdoppiante e riserva di carica. Sono più di 1000 i componenti, in un contesto meccanico automatico dove non poteva mancare il tourbillon.