Quando è meglio improvvisare

C’è una zona di Roma attorno a piazza Caprera, fra corso Trieste e via Nomentana, di una bellezza senza pari. Una piccola Beverly Hills all’italiana, che coniuga il bello con la classe e la sobrietà. Nel giardino di una di queste splendide dimore è stato ricavato (sulle radici dello storico «Fualdè») un ristorante di charme, il Casa Blanca, che poi si allunga dentro una gradevole sala con i tetti a piramide di incannucciata come a Bora-Bora. La fusion geografica non deve spaventare perché non ha conseguenze in cucina, dove si parla rigorosamente l’idioma gastronomico nazionale. Il menù «scritto», un pieghevole anonimo, a prima vista non mette allegria: proposte scontate (carbonare, caci e pepi, carpacci e tiramisù) e vini senza storia. Va decisamente meglio con il menù «recitato» e con le iniziative estemporanee del patròn, che appena seduti vi farà recapitare fragranti tranci di focaccia calda (il posto è anche pizzeria-griglieria), taglieri di morbido prosciutto «al coltello» e umorosa mozzarella, lignei vassoi ricolmi di leggerissimo fritto vegetale, che si fa preferire al gemello con le alicette impanate, un po’ rinsecchite. Fra i primi, da provare i paccheri alla gricia con broccoli siciliani e i tagliolini con la bottarga. Da evitare invece, al dessert, la gommosa crema pasticciera «gratinata» (leggi riscaldata), vendicata dal godibile tortino caldo di cioccolato fondente. Buono il bianco della casa. Sui 30 euro.