Quando il miglior amicoè  il tuo (ex) peggior nemico

Dagli insulti alla solidarietà: i tennisti Borg e McEnroe si odiavano sul campo, ora fanno uno spot insieme. E Benvenuti e Griffith sono come fratelli

Chi trova un «nemico» trova un tesoro. Magari a qualche anno di distanza. Succede nello sport, nella musica e perfino nell’arte. Nel tennis, ad esempio, Borg e McEnroe si sono trasformati da nemici per le palle ad amici per la pelle. È l’incredibile - ma vero - destino che accomuna questi due grandi campioni mondiale: quel discolo tutto fuoco di John McEnroe e quel secchione tutto ghiaccio di Bjorn Borg. Quanto di più diverso, sul campo e nella vita. Ma tra i due oggi è scoppiata una sincera amicizia. Beh, «sincera» fino a un certo punto, visto che in ballo ci sono tanti bei soldini.
John e Bjorg hanno infatti lanciato sul mercato dell’intimo maschile 4 slip «impreziositi» da disegni e colori che richiamano lo stesso abbigliamento indossato dalla coppia durante la partita più memorabile della storia del tennis, giocata a Wimbledon nel giugno del 1980: cinque interminabili set e un tie break al quarto set, vinto dall'americano per 18 a 16, mentre lo svedese era in vantaggio 2 set a 1. Bene, ora righe e fantasie cromatiche dei completini sfoggiati da Borg e McEnroe in quel mitico match sono state trasferite sugli slip autografati dai campioni. Che oggi giurano: «Non c'è mai stato odio tra di noi, piuttosto rispetto reciproco». Pare che a fare il primo passo sia stato lo svedese, convincendo subito l’americano schiacciandogli sul portafoglio un assegno dalla potenza di uno smash; John, sulle prime, ha tentennato pensando a uno scherzo («You can not be serious»), ma poi è stato ben felice di calarsi le braghe. La sua ritrovata amicizia con Bjorn durerà a lungo? Almeno quanto la durata del contratto mutandaro.
Decisamente più vera (e commovente) risulta invece l’amicizia nata tra due altri grandi ex antagonisti dello sport mondiale: l’italiano Nino Benvenuti e lo statunitense Emile Griffith. Due immensi «nemici» che, in carriera, dettero vita a una «trilogia» di sfide entrate nella leggenda del pugilato. Ma l’«uomo» Benvenuti la sua vittoria più bella l’ha conquistata ora sul ring della solidarietà, aiutando il suo vecchio avversario ormai sul lastrico e malato di Alzhaimer. «Ho sempre pensato che se non ci fosse stato Emile non ci sarei stato nemmeno io - ha dichiarato Nino, 72 anni portati meravigliosamente -. Vengo a sapere che è in gravi difficoltà economiche, vive con un sussidio dei servizi sociali che serve per mangiare e pagare l'affitto, ma non basta a comprare le medicine. Dovevo fare qualcosa. Siamo diventati amici dopo l'ultimo dei tre nostri incontri del marzo 1968. Sono stato a trovarlo a New York, a Natale, il periodo in cui si soffre di più se le cose non vanno bene. Per raccontare le emozioni che ho provato non basterebbe l'intero giornale. Tornato in Italia ho pensato di organizzare qualcosa che permettesse ad Emile di avere una vecchiaia tranquilla. Credo che con la risposta che ho avuto dai tanti sportivi italiani, potrò istituire un vitalizio che gli permetterà di affrontare il futuro serenamente».
Ma Benvenuti è stato anche un «fraterno amico di un altro suo «nemico» di guantoni, l’argentino, Carlos Monzon: «Lui mise fine alla mia carriera ed è stato il grande campione che mi ha battuto. Quando era in carcere vicino Buenos Aires accusato di aver ucciso la moglie, sono andato a trovarlo. E ho anche portato a spalla la sua bara al cimitero».
Difficile trovare invece sodalizi disinteressati nel mondo della musica. Concorrenza spietata e business milionari non rappresentano infatti i terreni ideali per radicare solide amicizie. Eppure qualche eccezione c’è. Madonna e Britney Spears, ad esempio, in passato si tenevano cordialmente sullo stomaco (come il 99,9% delle rockstar), ma poi tra le due è scoppiato l’«amore» che le ha portate anche a collaborare sul piano discografico.
Stesso ritornello anche nel campo dell’arte dove, più che l’amicizia, a dominare è l’invidia reciproca. Lo stesso sentimento che caratterizzava negli anni ’60 i rapporti tra le «prime donne» dell’arte pop italiana (la cosiddetta «Scuola di Piazza del Popolo»): Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Tano Festa e Franco Angeli si ritrovavano tutti insieme al «Caffè Rosati», ma solo per sparlare l’uno dell’altro. Poi - soprattutto Schifano e Angeli - capirono che forse era più conveniente smettere di farsi la guerra e dipingere insieme. E così la coppia cominciò a fare un sacco di soldi. Quando si dice un’amicizia disinteressata.