Quando Milano insegnava scienza e progresso

I ncontrarsi a Parigi. Un titolo suggestivo per una mostra che mette in mostra i migliori artisti del Novecento per celebrare la «grandeur». Una testimonianza persuasiva del fascino del fascino che la capitale francese esercita e continua ad esercitare sugli artisti di tutto il mondo.
In questa mostra a cura di Carlo Adelio Galimberti, allestita alla Galleria Ponte Rosso di via Brera 2, si possono ammirare allineate le migliori espressioni pittoriche di artisti degli anni Trenta come Aldo Carpi, Quaranta, come Alfredo Beltrame o Donato Frisia, Cinquanta, Umberto Montini, Carlo Della Zorza, Cesare Monti, Vellani Marchi, ma anche Sessanta da Perelli Cippo a Ezio Pastorio per passare dagli anni Settanta con Dino Lanaro e agli Ottanta con Silvio Consadori e Melo. Gli anni Novanta sono contrassegnati dalle opere di Luigi Le Voci ed Enrico Suzzani apre al nuovo con un’opera del 2008, «Nevicata a Montmartre». I quadri, quasi tutti oli, accolgono il visitatore fino al 28 febbraio, assecondando il seducente richiamo parigino intriso di poetica, quella poesia e quel senso di libertà che si respirava dalla metà del XIX secolo sulle rive della Senna. Una seduzione che ha coinvolto artisti del dopoguerra arrivati dopo gli Impressionisti e i Divisionisti che hanno lasciato «robuste contaminazioni fauviste. Dalle matissiane interpretazioni di Alfredo Beltrame fino alle vedute vigorose di Silvio Consadori, Luigi Brambati, Parigi continua a dimostrare di essere stata la culla di tutti i Movimenti d’Avanguardia, nessun’altra città ha offerto a pittori, scultori, registi, cantanti, attori, le condizioni migliori per esprimere il loro talento garantendo una totale libertà d’espressione. In questo clima fiorirono anche le introspezioni espressioniste, gli stupori e i sogni surrealisti fino alla quiete del cosidetto ritorno all’ordine. È doveroso ricordare che persino il Futurismo italiano ebbe il suo annuncio sul quotidiano Le Figaro nel febbraio del 1909. Di questa fervida stagione è testimonianza il dipinto di Carpi dal titolo «Partenza per Parigi» del 1932 dove un Pierrot volge il suo sguardo verso quella ferrovia che gli permise di superare le Alpi che lo dividevano da quel provincialismo artistico per raggiungere le «feconde sorgenti delle avanguardie europee». La maschera è sempre stato un tema caro al maestro fino dal 1913 e che negli anni Venti diverrà la metafora prediletta di molti, tra i quali Picasso. Clown e acrobati verranno dipinti fino agli anni Sessanta.