Quando Milano saliva sul ring

Sono quasi cento anni, cento anni che Milano vede pugni. Sì, d'accordo, i tempi dicono che la boxe e le sue atmosfere sono come un vecchio film in bianco e nero, c’è più nostalgia che realtà. Palazzetti, teatri, il palasport e il Vigorelli, l'Arena e il Castello non conoscono più il sapor acre intriso di fumo e di puzza d'unguenti. Ormai San Siro rimbomba soltanto per gli strilli del popolo ultras. Il bel mondo intorno al ring, anche le belle donne, non attendono più la serata di gala, fosse un campionato del mondo o un'esibizione di Mario Bosisio o Duilio Loi, Giancarlo Garbelli o Sandro Mazzinghi, Vito Antuofermo o i fratelli Stecca, per far passerella intorno al quadrato. Oggi la boxe riapre a Milano le sue porte scolorite, mangiate dal tempo, scrostate dal fatto di essere sport antico e decadente, solo una nicchia per buongustai. Siamo passati dall’Eden teatro al Dachforum. Converrete che almeno nell'immagine è un passo, anzi cento passi indietro. Cento come gli anni in cui comincia la storia fra Milano e la boxe. Nel 1908, infatti, il marchese Monticelli fondò la prima sezione di boxe milanese. E sempre in quell’anno, al teatro Eden, il connubio boxe-teatro a Milano non ha mai fatto stridore, venne allestita la prima manifestazione ufficiale di pugilato. Sul ring alcuni pugili inglesi ed uno di colore il cui merito principale era quello di aver allenato Jack Johnson, straordinario, ed un po’ folle, campione del mondo dei massimi: il nero che faceva imbestialire i bianchi d'America.
Da quel momento Milano e i pugni composero una bellissima storia di campioni e drammi, successi e imprevisti. La boxe ha toccato tutti i grandi teatri. Il Filodrammatici ospitò, nel 1913, due campionati d'Italia fra Piero Boine ed Eugenio Pilotta, personaggi del tempo. Ma, nel secondo match, poco prima di Natale, il 23 dicembre, Boine che si era preparato andando perfino a scuola di scherma dal maestro Mangiarotti, subì una devastante punizione. Gli rimase il tempo di arrivare nello spogliatoio: lo prese un collasso, finì all'ospedale dove morì un mese dopo.
Dal Filodrammatici in poi, i pugni hanno fatto spettacolo al Nazionale, eppoi al Lirico, al Puccini, al Dal Verme. La boxe non aveva giorno d'appuntamento, come negli anni '70 quando il venerdì era la serata dedicata ai clou del Palalido. Lunedì, domenica, sabato, la sera e il pomeriggio, basta che fossero pugni. I grandi eventi trovarono palcoscenico nei grandi stadi. L'Arena aprì le porte a Erminio Spalla, talento non solo pugilistico (scrisse libri, compose operette, fece lo scultore) che il 13 maggio 1923 conquistò l'europeo dei massimi contro l'olandese Van der Veer. Il titolo valse a Spalla 117mila lire di borsa. Quel giorno la città attese il verdetto con fiato sospeso, i cannoni del Castello sforzesco avrebbero annunciato vittoria o sconfitta: un colpo se Spalla avesse perso, due per il pari, tre per il successo. Il cannone sparò un colpo solo, per qualche attimo niente più. In quel momento si fermarono perfino i tram. Poi arrivarono gli altri due. E la città riprese a camminare.
Il velodromo Vigorelli visse la sfida fra Marcel Cerdan, l'amante sfortunato di Edith Piaf e Saverio Turiello, il pugile milanese che poi entrò nel giro della mafia di Frankie Carbo negli Stati Uniti. Turiello (3 giugno 1939) perse il titolo di campione d'Europa dei welters e certo non lo salvarono le doti di ventriloquo che, ogni tanto, usava sul ring per simulare il break dell'arbitro e sorprendere gli avversari. Sul ring di Milano, Walter Chiari visse la sua veloce storia da boxeur. Pugili di fama, Livio Minelli, Michele Palermo, Tiberio Mitri, Ernesto Formenti, Franco Festucci, Carmelo Bossi, Sandro Mazzinghi, gli stranieri Charles Humez, Ray Famechon, Carlos Ortiz, Eddie Perkins, Ralph Dupas riempirono il Palasport, il Vigorelli, San Siro. Duilio Loi fu l'uomo delle grandi platee: portò a San Siro sessantamila persone per il mondiale (1° settembre 1960) welters junior con il portoricano Carlos Ortiz. Per anni fu record di incasso (202mila dollari, circa 120 milioni di lire) e di pubblico. San Siro visse con il drammatico Mazzinghi - Kim Ki Soo, mondiale dei medi jr (26 maggio 1968), l'antica tragica storia della sopravvivenza sul ring. Poi vennero i mitici anni '70-80 quando il Palalido si riempiva. C'era tutta la Lombardia seduta sulle tribune: da Brescia e Bergamo, da Cremona e Pavia, da Sondrio e da Mantova. Santo Stefano era un appuntamento fisso. Udella, Usai, Minchillo, Zanon e Franzolin, Valsecchi e Cometti, i fratelli Stecca eppoi Damiani furono paladini di una passione. Il primo match italiano di Vito Antuofermo lasciò fuori dal Palalido migliaia di persone. Oggi tutto è svaporato. Il Datch Forum si consolerà con Fragomeni, Sarritzu e qualche talento straniero. Si parla di campionati d'Europa, si legge clan dei mohicani. Gli ultimi mohicani.