Quando il mondo è nel pallone I monaci tibetani: «Tifiamo Italia»

E gli astronauti dello shuttle, prima della passeggiata nello spazio, hanno chiesto quali fossero le finaliste

Paolo Marchi

Se in queste ore qualcuno vi dirà che il calcio è solo un gioco ridetegli in faccia e magari ricordategli quanto affermò Bill Shankly, leggendario allenatore del Liverpool: «Il calcio non è questione di vita o di morte. È molto di più!». In effetti, se non fosse così importante, si discuterebbe di altro, difficilmente però dei mondiali di boomerang iniziati ieri in Giappone, con tanto di selezione italiana, e a Lampedusa oggi non si porrebbe il caso dei voli serali. Dalle 19 alle 22 si dovrebbe decollare per Milano, Bergamo, Venezia ma così non sarà perché i passeggeri hanno chiesto e ottenuto che si parta a finale conclusa e possibilmente vinta. A Verona invece non si porrebbero il problema dell’Aida.
Sì perché i responsabili dei concerti all’Arena si sono posti il problema dell’acustica. Terra terra: a ogni vittoria azzurra, piazza Bra, dove sorge l’Arena, è stata invasa dai tifosi in festa, a fatica contenuti dalle forze dell’ordine, ma stasera si teme che in caso di titolo sarà quasi impossibile arginare la massa schiamazzante, perfettamente udibile nello storico catino. Del resto, appare difficile chiedere compostezza ai veronesi visto che il primo a dare il cattivo esempio, dopo Italia-Germania, è stato il sindaco in persona, Paolo Zanotto, che si è tuffato nella fontana di Piazza Bra.
Il dilemma di Agrigento è invece un altro: seguire San Calogero o Totti? Non vale rispondere entrambi, perché la processione in memoria del primo inizierà alle 21 e la partita del secondo un’ora prima, più eventuali supplementari. Il sindaco, Aldo Piazza, ha chiesto alla curia di pazientare due ore «come accade a Palermo per Santa Rosalia, a Catania per Sant’Agata e a Napoli per San Gennaro», ma si sono messi di traverso i superstiziosi che hanno ricordato come nell’82, finale in Spagna, tutto rimase invariato e l’Italia vinse. Non solo: i fedeli ricordano come il corteo sacro, al quale si partecipa scalzi mentre dai balconi viene lanciato del pane, si chiude con fuochi d’artificio che potrebbero così celebrare anche la coppa. Perché rinunciarvi? In questura pensano a eventuali incidenti, e non hanno tutti i torti perché si è visto che, ovunque nel mondo, il trionfo sportivo viene preso a prestito per scatenare incidenti o regolare conti sospesi tra teppisti.
Simili problemi non sussistono in Tibet, purtroppo meno isolato dal mondo di quanto comunemente non si creda. Lì i monaci buddisti sono tarantolati dal calcio tanto da alzarsi per un big match quando quasi albeggia per accendere i loro televisori a ventun pollici e tifare Italia. Per la finale saranno in piedi alle tre e davanti allo schermo mangeranno spaghetti di riso e Coca-Cola. Chi ha domandato se la vista monacale è compatibile con un mondiale supersponsorizzato e ultramoderno, si è sentito rispondere da un monaco che «è un’attività che dà una sorta di felicità, non nuoce a nessuno e fa stare la gente assieme».
Non sarà così per l’equipaggio dello shuttle Discovery. L’astronauta Piers Sellers, poco prima di uscire per la prima delle tre passeggiate spaziali, ha chiesto chi giocherà a Berlino e si è detto contento una volta saputo che saranno Italia e Francia. Di contro, è spuntato a Firenze l’immancabile neuropsichiatra che in pratica ha dato ragione al monaco tibetano affermando che «non è escluso, o per lo meno siamo autorizzati a sperarlo, che se l'Italia vincerà, fra nove mesi registreremo un picco di nascite». A supporto della cosa, ha ricordato come nel ’94 l’impennata venne registrata in Brasile. Le statistiche non ci dicono se gli italiani, invece dell’amore, con le loro donne fecero la guerra, anche se l’amore è un’ottima pratica consolatoria.