Quando Montanelli bacchettava i vertici della Dc

Anche oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, quattro copertine storiche (giugno 1975) del <em>Giornale</em> diretto da Indro Montanelli

Anche oggi sono allegate gratuitamente, come inserto centrale, quattro copertine storiche (giugno 1975) del Giornale diretto da Indro Montanelli.

La decina di giorni narrata in queste prime pagine include un avvenimento che oggi, retrospettivamente, può sembrarci banale e di routine, ma che allora ebbe per gli italiani risonanza epocale. Il 15 giugno 1975, quaranta milioni di elettori furono chiamati alle urne per un voto che era amministrativo e che in teoria non avrebbe dovuto influenzare più che tanto gli equilibri di governo. Ma, come sempre avviene in Italia, l'amministrativo si colorò intensamente di politica e segnò un momento determinante nella gara elettorale tra la Dc e il Pci.

Il responso fu trionfale per i comunisti, e deprimente per lo scudo crociato. I primi guadagnarono il 6 e mezzo per cento, la Dc perse il due e mezzo. Cosicché il Pci, con il suo 33,45 per cento dei consensi, si trovò a ridosso della Dc, che aveva avuto poco più del 35. I diciottenni - era la prima volta che votavano - avevano senza dubbio favorito il progresso comunista.

Montanelli, costretto suo malgrado a tifare per i democristiani - un'anticipazione del «turarsi il naso» - non faceva loro nessuno sconto. Rimproverava a quei notabili di non avere avuto nessun coraggio nella gestione del potere e di chiedersi soltanto, in un momento di emergenza, se Moro dovesse rimanere come presidente del Consiglio e Fanfani come segretario del partito. La Dc, commentava Indro, deve rispondere concretamente - «cioè a fatti non a parole» - alle esigenze del Paese. «Non ha molto tempo per farlo».